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Archive for the ‘Tappeti orientali’ Category

Lo sapevate che il ballerino di origine caucasica Rudolf Nurejev ha voluto far ricoprire interamente la sua tomba da un tappeto orientale?

Proprio così. La scelta sembra essere stata dovuta alla volontà dell’artista di consacrare il suo ricordo con un oggetto che, per ogni orientale, meglio esprime l’appartenenza alla propria cultura.

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Il boteh è un motivo simbolico utilizzato nell’annodatura di tappeti come anche nelle decorazioni tessili, piuttosto enigmatico. Pur trovandosi in tantissime variazioni figurative, contiene in sè un simbolismo non ancora del tutto svelato, basato su significati diversi.

Molti studiosi lo fanno risalire all’occhio, dandogli quindi una connotazione protettiva e difensiva. Tuttavia, se questo fosse l’unico messaggio racchiuso dal boteh, non si distinguerebbe dall’immagine dell’uccello rapace, che avrebbe la stessa connotazione.

In realtà sembra che il boteh contenga anche un messaggio di prosperità e abbondanza. Nei contorni del simbolo, sovente compaiono cornici dentellate che ricordano il piumaggio degli uccelli o, ancora, contenenti al loro interno teste di uccello con l’occhio e il ciuffo di penne.

Occasionalmente le figure sono contenute le une nelle altre come disegno interno, simbolo per eccellenza di fertilità.

Correlazioni di ordine spirituale e morfologico sembrano comunque il messaggio principale del simbolo, tanto comune quanto misterioso.

Bibliografia: Doris Eder-Erich Aschenbrenner, Tappeti orientali – caucasici e persiani, Sonzogno, 1989.

Immagine tratta da http://www.global-carpet.de/TeppichLexikon/Handgekn%C3%BCpfteTeppiche/Iran.aspx.

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Ad oggi, tutti conosciamo la bellezza e la classe di un tappeto orientale, utilizzato principalmente per abbellire la nostra casa e donarle un tocco di calore, luce e confortevolezza. Presso molti paesi orientali, tuttavia, il tappeto oltre ad avere queste valenze è inoltre arricchito di complessi messaggi e valori simbolici, che nella loro interezza raccontano la storia dei popoli che li hanno creati.

Presso le popolazioni nomadiche, da cui ha avuto origine l’arte dell’annodatura, il tappeto è da sempre un oggetto d’uso indispensabile: i tessuti così prodotti venivano utilizzati sia per la vera e propria costruzione delle tende, sia per la creazione di tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana, come sacche, stuoie e selle.

Sul vello, i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti sgnificativi della loro storia, oltre che motivi creativi volti a celebrare e ad esaltare la natura.

La successiva diffusione dell’islamismo conferì al tappeto orientale un valore simbolico religioso, sia nei decori che nelle funzioni pratiche. Tutti sappiamo infatti che i tappeti “preghiera”, vengono così chiamati in quanto utilizzati per le preghiere rituali coraniche rivolte verso la Mecca. L’influenza della mistica islamica, che reca il divieto di riprodurre immagini sacre, ha causato lo sviluppo della realizzazione astratta dei decori e il simbolismo spesso criptico e complesso.

Per questi motivi, i tappeti sono strettamente legati alla vita e alla spiritualità dei popoli che li producono. Presso alcune popolazioni iraniane, ad esempio, il rito di fidanzamento di una coppia è sancito da una dote costituita da diversi tappeti, come simbolo della base sulla quale costruire una famiglia.

Presso alcuni gruppi turcomanni invece, l’esecuzione di un tappeto viene interrotta se muore un congiunto, e lasciato per sempre incompiuto come segno del triste evento.

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Nonostante la grande diffusione di colori sintetici per colorare le lane, ancora oggi i più prestigiosi produttori di tappeti orientali si avvalgono dell’uso di tinte derivate dal mondo minerale e vegetale. Ma come si possono ottenere dei colori così intensi e brillanti? Innanzi tutto il rosso, uno dei colori più diffusi ed utilizzati, è sovente ricavato dalla radice della Robbia, mentre il rosa si ricava dal legno del Brazilwood. Dai petali del Cathamus tinctorius invece, si ottiene un particolare rosso dalle sfumature cangianti in oro, molto apprezzato e ricercato per la tintura della seta.

Il blu viene estratto dalla radice di Indigofera tinctoria, mentre il giallo dalla curcuma o dalle galle di quercia. Le bucce del melograno producono invece un giallo tenue che, unito al rosso, diventa un luminoso arancione, colore che spesso possiamo ritrovare nei persiani di grande pregio.

Un giallo molto aranciato, usato poco per via del suo prezzo altissimo, è quello ottenuto dal polline dello zafferano. Il beige è il colore naturale delle lane di ottima qualità, altrimenti può essere prodotto grazie alla macerazione delle foglie di castagno, dai malli di noce e dalle cortecce delle querce.

Il verde non è molto usato perchè è una tinta considerata sacra, mentre il marrone viene estratto dalle noci e dai malli delle castagne.

Perchè sono preferibili i colori naturali? Certamente perchè non tendono a sbiadire con il tempo e alla luce, poi perchè non perdono la luminosità con il lavaggio e, inoltre, perchè non induriscono i tessuti.

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Una delle conoscenze più appassionanti è quella del riconoscimento dei tappeti orientali. Iniziamo dunque con quelli anatolici.

Innanzi tutto i motivi e i disegni anatolici possono essere correttamente interpretati solo sulla base della conoscenza dei fatti storici e religiosi. La povertà dei disegni, a partire dal XVI secolo, è dovuta al fatto che i commenti del Corano vietassero di raffigurare uomini, animali e qualsiasi altro essere vivente. Benchè il Corano non prescrivesse direttamente tale regola.

La vera e propria presenza dei versi del Corano e di altri testi religiosi possono ritrovarsi negli esemplari persiani del periodo safavide, anche se negli anatolici del XIX e del XX secolo, volutamente ispirati ai modelli persiani, si ritrovano a tratti.

I gruppi produttori dei Tekke si trovavano in diverse regioni del Turkmenistan, di cui erano la tribù più grande e importante. I tappeti presentano spesso i “gol“, ovvero i motivi semigeometrici allineati tra loro come nell’immagine qui riportata.. Le tinte e le lane utilizzate sono di prima qualità.

I tappeti attribuiti ai gruppi tribali Yomut presentano solitamente un fondo rosso scuro con un fitto disegno modulare del campo. Talvolta i quattro campi della classica suddivisione Hachlu sono decorati da disegni precisi disposti su file. Notoriamente, sia la trama che l’ordito sono in lana di pecora.

I tappeti Karabag invece sono fioriti grazie a particolari vicissitudini storiche che hanno posto le basi per una tradizione di produzione di tappeti raffinati e preziosi. Generalmente, la semplicità decorativa d’insieme è bilanciata da una policromia vastissima e vivace.

La città di Qom (o Kum o Ghom), da cui i noti tappeti,  si trova ai margini del grande deserto di sale Dasht-i-Kavir, a circa 150 km da Teheran. I tappeti qui prodotti preferiscono solitamente i colori naturali in azzurro chiaro, molto bianco e avorio e tonalità chiare del rosso. I tappeti di seta hanno i contorni o gli ornamenti in toni dorati, fino alla broccatura in oro. Questi esemplari sono noti per la loro fine annodatura e per la robustezza, qualità che armonizza al massimo la funzionalità con la bellezza decorativa.

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Innanzi tutto, i Turchi e i Turcomanni rappresentano due popoli distinti, provenienti da due diverse zone geografiche derivate tuttavia da un unico gruppo etnico. Entrambe le popolazioni sono celebri tessitrici di tappeti. Normalmente i tappeti Turchi vengono identificati con quelli Anatolici, mentre quelli Turcomanni vengono classificati per gruppi tribali.

I tappeti anatolici sono creati principalmente con la lana. La Turchia infatti conta su oltre 50 milioni di pecore, godendo quindi di una grande quantità di materia prima. La lana dei tappeti in questione è di qualità; quella scadente – ovvero quella ottenuta dalla tosatura di animali morti – non è mai stata usata per la loro produzione, come d’altronde nemmeno per il resto dei tappeti orientali.

La differenza fra le lane dei tappeti anatolici dipendono da fattori diversi, come la razza delle pecore, l’allevamento, l’età e la stagione di tosatura. Generalmente la tosatura primaverile offre una lana migliore ed il suo colore naturale varia dall’avorio al marrone scuro.

In Anatolia, come in tutto l’Oriente, si usa per per la produzione dei tappeti la lana di razze di pecore incrociate. La lana presenta diverse qualità, ad esempio non ha reazioni elettrostatiche, è difficilmente infiammabile ed è meno soggetta a sporcarsi. Inoltre, protegge bene dal caldo e dal freddo e prende benissimo il colore.

Fino alla seconda metà del XIX secolo, per la coloritura delle lane dei tappeti anatolici, si usavano esclusivamente tinture provenienti da piante, minerali e insetti. L’introduzione dei colori sintentici presentò per alcuni tessitori degli svantaggi nel giro di pochi anni: alcuni stingevano e scolorivano, altri divennero sensibili alla luce e in poco tempo persero tono, passando addirittura dal rosso porpora al beige. Ecco svelato il motivo per cui diventa essenziale, in un tappeto, essere stato creato con con colori naturali!

Tra i più noti tappeti turchi troviamo le seguenti categorie: Ushak, Pergamo, Kozak, Ushak, Hereke, Kilim, Konia, Yuruk, Sivas, mentre i Turcomanni si dividono in tappeti dei Salor, dei Tekke, degli Yomut, degli Arabaci, dei Chodoro e del gruppo Ersari.

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