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Cari amici,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi il nostro magazzino a Moncalieri sarà aperto

Dal Martedì al Sabato: ore 9.00/13.00 – 15.00/19.00

La Domenica: ore 10.00/13.00 – 15.00/19.00

Lunedì chiuso

Per ulteriori informazioni, recapiti telefonici e indicazioni stradali, vi invitiamo a visitare la nostra pagina “dove siamo” sul nostro store online su questo link: http://www.tappetimarotta.com/dove-siamo

Come noto un tempo i tappeti venivano annodati principalmente dalle popolazioni nomadi, tribù dedite alla pastorizia e alla produzione di manufatti artigianali. Grazie a questi popoli, che si spostavano con i greggi di capre e pecore e si dedicavano alla produzione di tappeti per tutto l’Oriente, abbiamo conosciuto, apprezzato e valorizzato l’arte dell’annodatura, diventata celebre e rinomata in tutto il mondo. Durante le loro soste, i nomadi si dedicavano alla tintura, un’operazione molto delicata che veniva relegata al lavoro degli uomini, mentre le donne si occupavano della tessitura fin dalla più tenera età.

Non_coloured_yarn_for_carpets-29847Il popolo orientale possiede un innato senso e passione per il colore (Oriente significa infatti “luce e colore”). Dopo aver usato per decenni le lane nei loro colori naturali, ovvero il bianco e il bruno in tutte le tonalità che la natura conferisce al vello di pecore, capre e cammelli, gli Orientali pensarono che il colore avrebbe dato ai tappeti lo stesso splendore delle ceramiche e delle stoffe. Con il passare degli anni la maggior parte delle formule primitive è andata perduta, ma conosciamo le antiche regole fondamentali di cui le tribù si servivano per le tinture:

– l’azzurro in tutte le gradazioni venivano ricavato dall’indaco;

– il rosso dalla coccinella, dalle ciliegie e dalla robbia tinctoria, una pianta assai comune in tutto l’Oriente dalle cui radici si estrae un colore rosso mattone dalle molte gradazioni;

– il giallo da vari arbusti, bacche, funghi e dalla curcuma e dallo zafferano;

– il rosso arancio scuro dall’hennè;

– il marrone dalla callonea, un tipo di quercia con una ghianda ricca di tannino, e dal mallo di noce.

Altri colori si ottenevano mescolando questi fondamentali.

Quando le invasioni mongoliche crearono scambi con la Cina, si giunse a conoscere un segreto, ormai perduto da anni, per colorare la seta: mescolare certe sostanze vegetali al nutrimento del baco, che di conseguenza produceva il filo colorato secondo la sostanza ingeritaa. Pur essendo pochi i colori ottenuti con quel metodo, erano sufficienti per creare dei veri capolaori di tecnica.

Yarn_for_carpets_is_coloured_in_large_colour_baths-29838L’elemento primo che influenza la gamma dei colori è l’acqua, variabile in conseguenza della durezza, della temperatura e delle condizioni atmosferiche. Il numero dei bagni che la lana subisce e l’esposizione al sole più o meno prolungata hanno un’influenza decisiva sulla tonalità dei colori, al punto che molte volte gli accostamenti più impensati e gradevoli sono solo il frutto del caso e della natura.

I segreti della tintura venivano custoditi e tramandati in famiglia. Questi procedimenti non davano sempre lo stesso risultato, soprattutto quando, esaurita la lana di un dato colore, per compiere il tappeto se ne doveva tingere di nuova. Ecco apparire nei tappeti delle strisce di diverso colore, i cosidetti “abrasc“, che non costituiscono difetti ma aggiungono il fascino dell’imprevisto e interrompono la monotonia monocroma della superficie lanosa.

0000394_Aniline alcool_300Dopo il 1870 le tinture sintetiche arrivarono anche alle popolazioni nomadi. Mentre la tintura vegetale conservava alla lana il suo lucido naturale, i primi colori a base di anilina glielo facevano perdere, danno che indusse il governo persiano nel 1903 a vietare l’entrata nel paese del colorante chimico. Tuttavia, data la facilità del contrabbando e del trasporto, il basso prezzo e la praticità dell’uso del colorante chimico, il divieto non ebbe risultato.

Ad oggi tuttavia non vi è più motivo di giudicare con sospetto le tinture all’anilina, molto progredite ormai tecnicamente e non non dannose per la salute. Resta comunque certo che i tappeti eseguiti precedentemente al 1870 danno garanzia assoluta di colori genuini e, in conseguenza, della loro originalità stilistica e artistica.

Tratto e parzialmente modificato da Tappeti d’Oriente – Come conoscerli, come sceglierli, ed. Sonzogno.

I tappeti orientali di vero pregio si distinguono per i materiali impiegati. Che siano di nuova o di vecchia manifattura, il materiale deve essere naturale (in questo articolo vi abbiamo raccontato il perchè: https://tappetimarotta.wordpress.com/2010/10/02/si-ai-colori-ma-che-siano-naturali)

o.41803Tradizionalmente infatti la materia base impiegata per la tessitura dei tappeti è sempre stata la lana lucida, sottile e soffice della pecora orientale. Sterminate regioni, prive di qualsiasi industria, aspre e per la maggior parte aride, venivano sfruttate solo a pastorizia: greggi immensi, quasi sempre sorvegliati da pastori nomadi, fornivano la lana a tutte le comunità e tribu tessitrici. Nella Persia e nel Turkestan, ad esempio, viveva e vive tutt’ora un curioso tipo di pecora, dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l’animale concentra tutto il grasso nella groppa e nella coda, che prende la forma di una specie di fiocco pesante fino a 20 kg. Questa risorsa rappresenta per l’animale una preziosa riserva energetica che viene riassorbita dalla pecora stessa se il pascolo è arido, diversamente – visto che questa pecora ha un vello fluente e finissimo – viene tosata per produrre filati di straordinaria qualità.

Anche la lana di capra, lucida e resistente, viene usata in alcuni tappeti della Persia e dell’Asia centrale. Per alcuni esemplari, la cui esecuzione richiede particolare finezza, si usava e si usa ancora la lana di agnello, che rende assai morbida la superficie.

La lana di cammello è spesso adoperata dei nomadi del Turkestan, sola o mescolata con quella di pecora o di capra, anche per l’ordito e per la trama. La seta era  adoperata solo per i tappeti della corte di Persia, naturalmente in via eccezzionale e per soddisfare le esigenze di altissimi personaggi, tanto che per i tappeti tessuti in seta vengono chiamati “tappeti degli scià”. Con la trama e l’ordito anche in seta si raggiunse il massimo della finezza, che divenne ostentazione quando nella trama furono inseriti fili d’oro ed argento. Presso le popolazioni nomadi, che seguono tuttora il vecchio metodo, la tosatura della lana si fa generalmente in primavera avanzata, dopo aver sottoposto la bestia a un lavaggio presso fiumi, laghi o pozzi.

Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta al fiume o in grandi recipienti e quindi coscienziosamente schiacciata e messa ad asciugare all’aria. La filatura è effettuata con sistemi tradizionali e, a questo punto, la lana sarà pronta per passare alla tintura.

01164Il termine “tappeto orientale” è la definizione generica con cui si indicano tutti i tappeti annodati a mano, termine dovuto alla loro origine asiatica (come abbiamo messo in luce in questo articolo sulla loro origine storica). Tuttavia l’enorme estensione della zona produttrice, la varietà di tecniche, stili e materiali impiegati impongono classifiche particolari che spesso sfuggono a chi non è un intenditore e a chi si approccia per la prima volta al prezioso e misterioso mondo della tessitura orientale.

A colpire gli occhi e il sentimento di chi ama i tappeti orientali è proprio il forte richiamo storico e culturale che sanno evocare. Spesso per gli Occidentali il tappeto viene generalmente considerato una copertura e un ornamento dei pavimenti e vengono prediletti i tessuti naturali per il confort, la resa dei colori e la durata, ma per gli Orientali esso rappresenta l’unico vero arredamento della casa, sia per la persona ricca che per quella indigente.

Nelle grandi sale da ricevimento (o talar) i tappeti, oltre che ornare il suolo, fungono da divani, cuscini, arazzi, portiere. Stesi sulla soglia danno il benvenuto a chi entra nella casa mentre nella camera da letto sovente rappresenta il giaciglio su cui ci si stende di notte per poi arrotolarlo di giorno.

Fondamentale inoltre è la funzione religiosa del tappeto: si pensi solamente al preciso uso del tappeto da preghiera, che da qualcuno è stato definito “un credo a colori“. Tappeti rari e preziosi si trovano in tutti i templi e presso tutte le religioni. Nell’antico Egitto essi costituivano la decorazione murale delle tombe e venivano stesi a terra per farvi giacere il toro sacro.

Prima di Maometto ornavano la Kaaba (l’edificio sacro al centro della grande Moschea della Mecca, considerato la dimora di Dio sulla terra) e durante l’era maomettana (570-632 d.c.) le moschee e i minareti ne erano letteralmente ricoperti.

Tappeti preziosi non sono mai mancati neppure nei templi buddhisti e nelle cattedrali cristiane. Basti pensare che su un antico tappeto persiamo, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, è stato scritto: “Hanno filato la sua trama con filo dell’anima”…

La casa è lo specchio della propria personalità e delle proprie passioni, per questo ogni arredamento si distingue per gli stili e gli accostamenti che lo compongono. Tra le tante tipologie in commercio, i mobili etnici sono attualmente tra i più ricercati: il loro fascino sta conquistando il cuore di un numero sempre maggiore di persone proprio perchè questo particolare genere di arredamento non viene adottato solo per arredare e rendere originale la propria casa, ma anche per avvicinarsi al mondo di provenienza di un mobilio affascinante ed unico nel suo genere.

Che si scelga l’arredamento Indiano, Cinese, Mongolo o Tibetano, ognuno di questi stili è differente dagli altri e ha in sè caratteristiche particolari sia dal punto di vista dei materiali sia del metodo di lavorazione. Ogni materiale, ogni finitura porta con sè un po’ di atmosfera e un pezzetto di storia del paese di provenienza. Ecco allora che la scelta deve essere più che mai sicura, per evitare l’acquisto di mobili dozzinali e scadenti.

Le caratteristiche dei mobili etnici

L’importazione dei mobili etnici in occidente è nata in tempi antichi per poter soddisfare le esigenze dei viaggiatori che desideravano portare un “trofeo” delle loro avventure in terre lontane. Oggi questo stile è diventato un cult dell’arredamento contemporaneo, con sempre più appassionati ed intenditori in tutto il mondo. Il boom d’interesse è dovuto principalmente all’adattabilità di ogni arredo a qualsiasi tipo di ambiente, non solo per quanto concerne il mobilio ma anche rispetto a tappeti, tessuti, complementi decorativi e accessori. La caratteristica peculiare dei mobili etnici infatti è che grazie allo stile originale e ai colori, ogni pezzo di arredamento etnico può essere accostato sia a stili classici che contemporanei. Molto apprezzati sugli stili shabby, ad esempio, o nelle ambientazioni super tecnologiche, in quanto offrono un emblema dell’importanza delle tradizioni e dei significati che da sempre accomunano la vita dell’essere umano.

Elemento chiave che accomuna i mobili etnici è sicuramente l’utilizzo di materie prime naturali come il legno, il bambù e le ceramiche, che vengono lavorate dagli artigiani di ogni paese per poi approdare nelle case di tutto il mondo. I disegni sono rigorosamente dipinti a mano e raffigurano motivi simbolici, scene di vita quotidiana (si pensi alla bellezza dei ritratti sui mobili o sulle porcellane cinesi), saggi e animali mitologici. Anche i colori utilizzati sono di origine naturale. Nel caso di mobili molto antichi e i cui disegni hanno perso la loro lucentezza, prima di essere venduti i restauratori dovranno avere avuto cura nel riportare alla luce le originarie decorazioni con colori identici e ripercorrendone lo stesso stile pittorico. Un lavoro non solo artistico ma anche di grande responsabilità.

I diversi stili dei mobili etnici

I mobili etnici non sono affatto simili tra loro quando sono originali, specie a seconda della loro provenienza. Mobili indianiGli arredamenti provenienti dall’India, ad esempio, sono in legno e quasi sempre lavorati a mano nelle cesellature e nei decori in altorilievo o bassorilievo. Possono essere trovati nei colori del legno naturale, spesso in teak o palissandro indiano, oppure dipinti in modo armonico con colori naturali ed accesi che rispecchiano le tinte variegate della terra indiana. Sono molto adatti per offrire un tocco caldo al soggiorno o alla camera da letto, ad esempio, con librerie e cassapanche dalle linee essenziali, oppure ai salotti con gli intramontabili coffee table.

Parlando del Tibet vengono subito in mente l’armonia e la delicatezza dei multiformi simboli del buddhismo tibetano, che si rispecchia perfettamente nel tipico stile d’arredo. Mobili tibetaniI mobili etnici tibetani si contraddistinguono per il fatto di essere tradizionalmente concepiti per utilizzi sacri, rituali. I kabinet venivano utilizzati nei templi per riporre o anche solo appoggiare oggetti cerimoniali, mentre i tavolini preghiera venivano e vengono tutt’ora usati per appoggiare i rotoli con preghiere e mantra. Con il tempo i mobili tibetani sono entrati a far parte anche dell’arredamento quotidiano, ma senza per questo mancare del gusto e del rispetto dei dipinti con cui vengono decorati. Colorati e variegati, vengono naturalmente costruiti in legno.

Mobili cinesiI mobili che provengono dalla Cina sono caratterizzati dall’utilizzo, oltre che del legno, anche di materiali come il bambù o la porcellana, sono laccati e decorati con disegni di fiori e animali mitologici oppure concepiti nel tradizionale stile semplice ed essenziale in color legno. Le credenze e le credenzine cinesi sono ideali per arredare con un design originale e millenario salotti o corridoi, cucine e bagni. Molto di tendenza, i comodini cinesi ripercorrono le tappe dello sviluppo del mobilio cinese e lo ridisegnano in formato mignon, come se fossero dei piccoli kabinet che mantengono inalterato il loro fascino tradizionale. Da non dimenticare i kabinet nuziali, utilizzati per la dota degli sposi, con il tipico medaglione circolare in centro simbolo di unione e armonia tra gli opposti.

Mobili mongoliI mobili etnici provenienti dalla Mongolia conservano lo stile cinese, specie nei mobili di grande dimensione, ma con varianti nei colori e nei soggetti dei dipinti. Si ritrovano tutti in legno, laccati con lacche naturali e quindi lucidi e di facilissima manutenzione, con splendide decorazioni floreali e composizioni ispirate al mondo vegetale ed animale. Le credenze concepite in larghezza riportano spesso le “ali” sulle estremità, sono sovente policrome e di grande impatto. I kabinet più grandi, concepiti come veri e propri armadi, oltre ad una straordinaria capienza assicurano un effetto di grande importanza e bellezza, sia quando sono realizzati con colori scuri, come il nero, sia quando spiccano del rosso tipico della tradizione mongola, leggermente più aranciato rispetto a quello dei mobili cinesi.

Le 6 ragioni per scegliere un mobile etnico

Se qualcuno si chiedesse quali possono essere le motivazioni alla base della scelta di un mobile etnico, occorre sapere che i motivi non sono legati solamente al gusto estetico.

1) Innanzi tutto scegliere un mobile etnico significa acquistare da un commerciante che, se vende pezzi originali, ama il suo lavoro e lo conduce con passione. Non ci si improvvisa importatori di mobili etnici, ragione per cui un commerciante serio conosce i significati e i gusti di ciò che vende.

2) Un mobile etnico non si può acquistare ovunque, e non ci sono multinazionali che ne detengono il monopolio. Parlando di mobili etnici originali, la grande distribuzione sarebbe una contraddizione in termini. Inoltre su un mobile etnico creato nei luoghi di origine ci avranno lavorato restauratori, artigiani professionisti. E come ben sappiamo nè in Cina nè in India o in Mongolia ci sono aziende specializzate nella distribuzione di mobili antichi…
Ogni mobile etnico acquistato è un pezzo unico e, anche nel caso esista in vari esemplari, si può essere certi che questi non saranno mai del tutto uguali tra loro. Ogni mobile etnico scelto è stato prodotto con sentimento, per una funzione specifica, pensato e progettato per poi essere realizzato manualmente. Una cosa molto diversa da un prodotto seriale senz’anima.

3) La vita reale di un mobile etnico non ha termine. Con il passare del tempo mantengono il loro valore e possono essere restaurati, riparati a causa di danni accidentali, rivestiti con nuove laccature. Il loro punto di forza è il tempo, mentre la durata di un mobile standardizzato non arriva normalmente ai dieci anni.

4) Non dobbiamo dimenticare che il costo reale di un mobile etnico, pari alla differenza tra il costo di acquisto e quello di rivendita, diviso per gli interventi di manifattura che sono stati richiesti per realizzarlo in tutto il suo splendore e il numero di anni che se ne potrà godere, è molto basso, così come è molto basso il consumo totale di energia e di risorse naturali impiegate per la fabbricazione.

5) I materiali che costituiscono un mobile etnico, come il legno impiegato, gli eventuali collanti, le lacche e i colori sono sani e naturali, mentre i mobili industriali sono spesso fabbricati con componenti nocivi che continuano a rilasciare nell’uso (come la formaldeide nei laminati).

6) Un mobile etnico antico ha una lunga storia e la conoscenza e la ricostruzione di questa storia è un’occasione di cultura per tutti: per il restauratore, per il venditore, per l’acquirente e per tutti gli ospiti che avranno modo di goderne la presenza. L’antiquariato etnico rappresenta e genera un’economia vernacolare a piccola scala e dal volto umano. [1]

Ecco che, con le parole di Mario Praz su La Filosofia dell’Arredamento:

L’ambiente diviene un museo dell’anima, un archivio delle sue esperienze; essa vi rilegge la propria storia, è perennemente conscia di sé; l’ambiente è la sua cassa armonica dove le sue corde rendono la loro autentica vibrazione. E come molti mobili sono calchi del corpo umano, forme vuote per accoglierlo… così tutto l’ambiente finisce col diventare un calco dell’anima, l’involucro senza il quale l’anima si sentirebbe come una chiocciola  priva della sua conchiglia.

Come scegliere un mobile etnico online

Date queste necessarie premesse, torniamo all’argomento proposto dal titolo: come fare a scegliere mobili etnici online senza sbagliare?

icon_shop1) Innanzi tutto occorre capire se il sito di vendita in questione ha una sede fisica, dove si possono vedere ed eventualmente acquistare i mobili, oppure no. In presenza di una sede fisica aperta al pubblico possiamo essere più sicuri che chi vende i mobili etnici garantirà ciò che promette online. Metterci la faccia è sempre segno di serietà e rispetto per i propri acquirenti.

Icon_plane2) Occorre accertarsi che il venditore sia un importatore diretto, ovvero che scelga personalmente i mobili che vende direttamente nei paesi di origine. Niente di male se non lo è, tuttavia è quasi scontato che lo pagherete più caro, in quanto se si tratta di un  commerciante che acquista all’ingrosso non potrà garantirvi gli stessi prezzi di chi invece non ha intermediari.

icon_certify3) Per evitare di avere sorprese o di ritrovarsi con un mobile spacciato per originale quando invece si tratta di una riproduzione, occorre accertarsi che la ditta in cui si acquista rilasci un certificato di autenticità sul pezzo acquistato. Come si dice: verba volant, scripta manent

icon_professional4) In ultimo, se le precedenti condizioni sono state soddisfatte, è necessario sapere se il restauro dei mobili è affidato a restauratori professionisti o meno. I restauratori in loco infatti, oltre a conoscere i gusti e le esigenze della clientela, lavorano per garantire una perfetta funzionalità a prova di uso quotidiano.

Il titolare della nostra ditta, che da più di 80 anni è impegnata nell’importazione diretta di tappeti orientali e mobili etnici, ha spiegato in un recente articolo come fa a scegliere personalmente i mobili etnici che vendiamo sia nel nostro punto vendita che online. Troverete il suo articolo qui: Cesare Bergoglio: ecco come scelgo i mobili etnici per Marotta.

I nostri mobili etnici, tutti rigorosamente importati direttamente e certificati, rappresentano per la ditta Marotta un motivo di vanto e orgoglio senza pari: nel nostro magazzino – il più grande del Piemonte – vengono sdoganati container da tutto il mondo con frequenza periodica, segno dell’apprezzamento di migliaia di clienti che visitano il nostro punto vendita e, da diversi anni, il nostro sito ecommerce online: www.tappetimarotta.com.

Tra i nostri mobili etnici potrete ritrovare online:

Mobili tibetani, cassettiere tibetane, credenze tibetane, tavoli preghiera, mobiletti a colonna, consolle cinesi, kabinet cinesi, armadi mongoli, credenze mongole, tavoli mongoli, tavoli e scrivanie cinesi, armadi tibetani, librerie indiane, mobili indonesiani, bauli cinesi, scrigni tibetani, forzieri coreani, sculture indiane, cinesi e tailandesi.

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[1] Parte dei contenuti sono stati tratti e parzialmente modificati da http://www.ilcovile.it, Le ragioni del piccolo antiquariato, licenziato sotto Creative Commons.

Cari amici, oggi abbiamo il piacere di pubblicare una lettera/articolo che ci ha mandato una nostra cara cliente a proposito della nostra azienda, con espresso desiderio di pubblicarlo sul nostro blog. Oltre ad essere un onore per noi, è anche una vera gioia lasciare che sia chi ci conosce da tempo a descrivere la nostra realtà, quindi grazie mille a Carla Caudullo e buona lettura!

“Sono passati dieci anni e ancora ho il ricordo della prima volta che sono stata dalla ditta Marotta. Stavo cercando dei tappeti orientali a Torino e li desideravo belli, persiani originali, di valore, ma senza rischiare di spendere cifre esorbitanti. Mi sono trovata davanti ad una quantità di offerte incredibili che solo grazie ad un attento esame ho saputo valutare. Cercare un tappeto orientale in una grande città come Torino non è infatti una cosa semplice, ed ecco i principali ostacoli in cui mi sono imbattuta:

tappeti “finti”, come chiamo i tappeti eseguiti a macchina;

esemplari insipidi, senza carattere, uno identico all’altro;

tappeti dai colori troppo accesi per essere naturali e ben fissati (e ancora mi viene in mente la faccia di una mia amica dopo aver fatto lavare il suo tappeto Nain, diventato una macchia di colore informe per via della sbiaditura);

tappeti belli ma costosissimi, e non avendo voglia di aprire un mutuo per un tappeto del salotto, ho dovuto scartare le ipotesi proposte.

Mancavano poche settimane al trasferimento nel mio nuovo appartamento a Torino e ancora nulla. Parlando di questa difficoltà con una mia collega, trovai il suggerimento tanto atteso: “Ma perchè non vai da Marotta? Si trova a dieci minuti da Torino ed è facile da raggiungere. Non ti dico niente del loro magazzino: lo scoprirai da te!”

Sede Marotta srlHo cercato su internet il loro indirizzo preciso (all’epoca la ditta Marotta aveva solo un piccolo sito istituzionale di presentazione, oggi diventato uno store online all’avanguardia) e due giorni dopo ho organizzato la visita. Svoltata a destra all’indicazione di Strada Carpice mi sono ritrovata in un piccolo viale immerso nel verde, praticamente un’oasi! Ho scoperto dopo pochi minuti che i proprietari avevano anche un vivaio di piante e fiori e che all’epoca si dilettavano in quell’arte per impreziosire giardini ed aree verdi.

Una volta parcheggiato all’interno del cortile mi sono guardata attorno e ricordo di avere avuto l’impressione di trovarmi in un bazar orientale: fuori, appoggiati sulle pareti perimetrali, c’erano portali, colonne, basamenti in legno di provenienza chiaramente indiana, camini antichi europei ed enormi scaffali con porcellane di grandi dimensioni, il tutto intervallato da bandierine tibetane preghiera a decoro alla merce esposta.

Magazzino MarottaSull’uscio mi venne incontro il signor Bergoglio senior, all’epoca ultra-ottantenne e decisamente in forma, che con fare molto distinto ed elegante si presentò trattandomi con la gentilezza di chi accoglie un’ospite d’onore. Dopo il benvenuto gli spiegai il motivo della mia visita e che la ricerca di un tappeto orientale a Torino per me si era rivelata, fino a quel momento, infruttuosa. Sempre con il suo garbo di altri tempi, mi condusse in quello che chiamò il caveaux dei tappeti e sono rimasta senza fiato: pedane e pedane di splendidi tappeti tutti rigorosamente annodati a mano, persiani di ogni dimensione, passatoie, scendiletto, tappeti antichi, tappeti dai disegni moderni, tappeti originali anatolici, le pareti completamente tappezzate di esemplari particolari appesi come arazzi (e da qui l’idea di usare i tappeti anche come quadri, cosa che avrei messo in pratica da subito!). Insomma: un vero paradiso per chi ama i tappeti orientali!

Dato il mio stupore, il signor Bergoglio mi spiegò come fin dal principio della loro attività la sua mission e quella della sua famiglia fosse sempre stata quella di acquistare direttamente i tappeti nei luoghi di origine dove lui personalmente in passato, e al momento odierno il figlio, si recava nei posti più interessanti per trovare tappeti pregiati di ottima manifattura e scegliendoli uno ad uno dopo ore di trattative sotto il sole del deserto o nelle capanne delle popolazioni nomadi più famose per l’arte manifatturiera.

A breve ci raggiunse il figlio, Cesare Bergoglio jr e attualmente titolare della ditta, che tra un cliente e l’altro trovò il tempo di presentarsi e contribuire a darmi informazioni che mi potessero essere utili per la scelta. Ad aiutarlo i gentilissimi Sabbir e Abbas, due dei collaboratori della Marotta srl di provenienza orientale “doc” (indiano uno e pakistano l’altro), esperti restauratori di ogni genere di tappeto.

Magazzino MarottaLa scelta del mio tappeto ha richiesto diverso tempo, ma questa volta solo per via della vastissima scelta proposta, tutta di altissima qualità. Cesare Bergoglio jr, che in seguito è diventato il mio punto di riferimento per i miei acquisti, mi ha accompagnata al piano superiore del magazzino. Più lo visitavo e più il posto mi sembrava enorme! Dopo la rampa di scale mi trovai nuovamente di fronte ad uno spettacolo che non mi sarei mai aspettata: una distesa intera di mobili etnici di ogni provenienza, forma o utilizzo. Si spaziava dai mobiletti tibetani a colonna ai tavoli da salotto, dagli armadi kabinet mongoli alle consolle dalle forme essenziali tipiche della Cina antica, un vero tripudio per gli occhi e per l’anima.

Dopo quella mia prima visita, inaugurata con un magnifico tappeto persiano Sarouk, ce ne sono state molte altre. Da Marotta mi sono sempre rivolta sia per altri tappeti orientali (non ho potuto fare a meno di un Samarcanda usato come arazzo, ad una passatoia uzbeca per il mio corridoio e a due splendidi scendiletto cinesi in tinta con i miei tendaggi) che per i mobili, rinnovati nel tempo in armonia con il rinnovo di stile della mia casa di Torino. Non ultimo, il servizio di lavaggio dei tappeti: ogni due anni circa prenoto il ritiro e la riconsegna per i miei tappeti, sicura di un lavaggio qualificato e senza sorprese…

Insomma, a tutti coloro che cercano dei tappeti orientali a Torino non posso che offrire il mio personale suggerimento, proprio come quello dato precedente a me: passate da Marotta! Oltre ad una scelta inimmaginabile, troverete una cortesia davvero rara, offerte tutto l’anno e la massima trasparenza. Grazie Cesare Bergoglio e grazie a tutti i dipendenti della ditta Marotta!”

RollUp di partecipazione all'asta di beneficienza Fondazione Crescere Insieme dell'Ospedale Sant'Anna di Torino

RollUp di partecipazione all’asta di beneficienza Fondazione Crescere Insieme dell’Ospedale Sant’Anna di Torino

Marotta parteciperà all’asta della

FONDAZIONE CRESCERE INSIEME

all’Ospedale Sant’Anna Onlus di Torino

Martedì 10 Giugno 2014 al Moncalieri Golf Club, Strada delle Vallere 20.


La Fondazione è impegnata da anni nell’ampliamento del Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino ed ha come obiettivo quello di realizzare una struttura più grande e tecnologicamente ancora più avanzata. In particolare, grazie a:


– La ristrutturazione e l’ampliamento del Reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva dell’ospedale;


– L’aggiornamento continuo di tutte le attrezzature necessarie;


– La formazione continua e l’armonizzazione di quanti lavorano nel reparto;


– La familiarizzazione delle cure.


– Lo studio scientifico nel campo della Neonatologia.