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Un altro tipo di mobile etnico, prevalentemente tibetano, è il torgam, mobile comunemente usato per le offerte rituali nelle case e in tutti i luoghi in cui vengono adorate le divinità protettrici.

I cabinet generalmente hanno due porte, sono piuttosto larghi ma profondi non più di 20 o 30 centimetri, e vengono utilizzati per sorreggere ed esporre offerte votive come sculture di burro o altri oggetti.

Il tratto distintivo dei cabinet da offerta è la presenza di immagini uniche e sovente macabre sulle porte dipinte. Questi disegni hanno funzioni rituali specifiche (tantriche e propiziatorie), diversamente dai disegni di alcune altre tipologie di mobili su cui hanno una funzione essenzialmente decorativa.

Dei simboli e dei significati di questi disegni, parleremo nei prossimi post.

Le piccole scrivanie utilizzate per la lettura dei testi sacri vengono definite in Tibet pegam.

Questi tavoli speciali venivano – e sono ancora – creati allo scopo di leggere e studiare i testi religiosi o per sorreggere oggetti rituali durante le cerimonie. Probabilmente l’uso dei pegam si è sviluppato quando vennero trascritti gli insegnamenti Buddhisti, rilegati tra due sottili lastre di legno e progettati in maniera tale da poter essere facilmente sfogliabili se poggiati su una superficie piatta.

Per questo motivo ritroviamo, in Tibet, diverse modalità di costruzione dei tavoli da preghiera. Alcuni pegam sono costituiti da un piccolo cabinet a due portine, altri hanno una cornice modellata nella parte posteriore, in maniera da impedire lo scivolamento del testo all’indietro, altri ancora sono semplici tavolini senza ripiani interni interni ma con cassettini laterali.

Piuttosto rari, perchè prodotti in minor numero, sono i pegam alti circa due volte quelli standard, troppo alti per poter essere utilizzati da seduti.

Generalmente questi pegam hanno intagli molto più ornamentali e decorazioni dipinte più elaborate.

Durante le cerimonie vengono usati dai monaci più anziani che siedono su sgabelli più alti di fronte all’altare, come simbolo del loro status elevato.

(Fonte: C. Buckley, Tibetan Furniture, Identifying, Appreciating, Collecting, Thames & Hudson, 2005)

I tappeti preghiera caucasici sono solitamente di piccole dimensioni e rispecchiano le caratteristiche tipiche del luogo di provenienza. Per questo motivo sono molto apprezzati dagli amatori dei tappeti e dai collezionisti.

Ogni tappeto preghiera possiede un disegno direzionale per poter essere orientato verso la Mecca, alla quale ogni musulmano credente si rivolge durante le cinque preghiere quotidiane. Normalmente, il tappeto è utilizzato in casa o nelle moschee.

A differenza dell’Iran e dell’Anatolia in cui la cuspide che sormonta la Mihrab – o campo della preghiera – presenta una grande varietà di profili, nel Caucaso questa è molto uniforme ed assume quasi sempre una forma pentagonale, che ricorda una tenda.

Spesso nella cuspide viene posto un piccolo contrassegno indicante la posizione della pietra della preghiera – un piccolo mattone ornamentale decorato proveniente da un famoso luogo di pellegrinaggio, o anche una normalissima pietra che il credente si porta in tasca.

Nella cuspide si nota sovente il simbolo del pettine, che esprime la purezza esteriore e, in senso figurato, quella interiore. Altrettanto spesso ritroviamo sui tappeti preghiera due mani ai due lati della cuspide che, probabilmente, rappresentano le mani di Fatima, la figlia predeiletta del profeta.

I cabinet in Tibet hanno una storia relativamente più recente rispetto ai tavolini o agli scrigni. La maggior parte di quelli antichi sono stati creati in gran numero durante il diciottesimo secolo e, probabilmente, non prima a causa dei pochi contatti con i Cinesi dai quali, solo successivamente, i Tibetani hanno tratto influenze ed ispirazioni riguardo all’arredo.

La costruzione dei cabinet ha richiesto uno stile di vita più ricco, a causa del legname e del maggior lavoro di falegnamenria necessari per la sua produzione. Inoltre sono il frutto di una cultura più stabile, visto che alcuni sono troppo massicci e pesanti per il trasporto nomadico.

Il cabinet tibetano classico ha quattro portine squadrate della stessa misura ed un ripiano interno nel mezzo. Ancora oggi, le credenze di questo tipo vengono usate nei monasteri e nelle case più ricche, solitamente appoggiate al muro per utensili di ogni tipo.

In alcuni ambienti monastici, file di cabinet sono disposti in modo da offrire una base ad oggetti, immagini e sculture votive, o ancora alle lampade per il burro o ciotole colme di acqua o di birra di orzo chiamata chang.

In aggiunta al cabinet classico, molte varianti dello stesso tipo sono state sviluppate nel tempo. Piccoli cabinet con funzione di ripostiglio o di panca, hanno preso piede velocemente per la loro funzionalità e bellezza.

Nei prossimi post andremo nel dettaglio del mondo dell’arredo tibetano. A presto!

Come descritto nello scorso post, gli scrigni e i bauli tibetani sono largamente impiegati in Tibet sia nelle case che nei monasteri. Normalmente vengono utilizzati per riporre gli abiti, le lampade per il burro o altri oggetti cerimoniali, oppure per riporre utensili domestici.

Uno speciale tipo di baule è il thangka, che è tipico per la sua lunghezza: basso e molto lungo, può essere molto utile nelle nostre case come testiera per letti bassi o lungo le pareti inferiori di piani mansardati.

Normlamente comunque, un monastero può ospitare fino venti o più bauli, che vengono utilizzati continuamente per centinaia di anni. Alcuni possono essere riposti lungo i muri del salone, altri invece proprio di fronte al tempio e all’altare centrale.

Il Lama superiore, che assiste alle cerimonie religiose ponendosi di fronte al tempio, spesso si siede proprio su un largo scrigno.

Nei tempi moderni, questi splendidi pezzi di arredamento non sono più prodotti in legno e così finemente decorati, ma sono costruiti maggiormente in metallo con chiusura a lucchetto, piuttosto di essere ricoperti da pelle finemente disegnata come nell’antichità.

 

Un altro mobile molto importante e diffuso in Tibet è lo scrigno, sia tra gli abitanti che nei monasteri. Il termine con cui viene designata la scatola o baule è gam, e sia gli scrigni che le credenze talvolta vengono denominate chagam.

Se presso altre popolazioni i bauli sono utilizzati solo per riporre degli oggetti, in Tibet è credenza diffusa che essi debbano essere contenitori che riflettano la preziosità di quanto vi è contenuto. Ecco perchè spesso questi ogggetti sono straordinariamente decorati e curati nei particolari.

I nomadi e i viaggiatori utilizzano per il trasporto di oggetti preziosi dei piccoli scrigni di pelle, una tradizione che sembra avere una lunga storia. Un murale del XIV secolo del monastero di Shalu riproduce l’immagine di un cammello  che porta proprio un baule in legno sulla Via della Seta.

Normalmente per le case e i monasteri – differentemente da quelli per i viaggi – gli scrigni sono costruiti in legno e ricoperti della pelle conciata degli yak con, all’esterno, dei rinforzi in ferro battuto. Questi esemplari differiscono inoltre dai primi perchè il coperchio, invece di poggiare sulla base, si sovrappone ad essa.

Nei prossimi post approfondiremo l’argomento.

Il fascino dei tappeti orientali è determinato, insieme alla loro confortevolezza, dai disegni e dai decori che li caratterizzano. I motivi variopinti e complessi esercitano spesso un influsso magnetico sull’osservatore il quale, tuttavia, non dovrebbe accontentarsi del loro solo valore estetico, ma esplorarne i significati che essi veicolano.

I simboli rappresentati hanno sovente un’origine tradizionale antichissima, che si tramanda da generazioni a generazioni e che costituiscono veri e propri anelli portanti della cultura orientale.

Vediamo dunque, a partire da questo fino ai post che seguiranno, come fare ad interpretare correttamente questi simboli.

Consideriamo che l’iconografia classica del tappeto orientale poggia su culti pagani naturalistici e zoomorfi, per cui animali e piante assumono connotazioni magiche, propiziatorie o protettrici.

Le ricorrenti raffigurazioni degli uccelli, ad esempio, derivano dal Mazdeismo, la religione fondata da Zoroastro, secondo la quale gli uccelli stessi erano l’emblema di Ahura Mazda, il dio del Bene.

Aquila

Tra gli uccelli più rappresentativi troviamo l’aquila, emblema di potenza, forza e regalità. La sua immagine rappresenta la lotta – e la vittoria – contro gli spiriti maligni.

I suoi poteri sono ulteriormente accentuati nell’aquila bicipite, un disegno molto frequente nei tappeti caucasici. Il rapace acquista inoltre una funzione amuletica se porta nel becco una perla o dei pendenti a mezzaluna.