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Posts Tagged ‘Buddhismo’

I motivi e disegni dei tavoli tibetani (di cui abbiamo parlato qualche “post” fa), sono diversi da quelli dei bauli pur avendo la stessa forma e, spesso, la stessa dimensione. Sui tavoli piccoli generalmente non ci sono bordure o cornici. L’area centrale è a volta decorata con motivi in rilievo scolpiti, piuttosto che con dipinti, anche se più sovente ritroviamo splendide decorazioni floreali.

Il fiore di loto che spesso compare come motivo centrale o di accompagnamento ad animali mitici o a simboli tradizionali, rappresenta il trono delle divinità Buddiste Indiane, il fiore sul quale poggiano o, secondo altre interpretazioni, nascono.

Queste ed altre decorazioni divennero piuttosto popolari in Tibet grazie all’acquisizione della cultura Buddhista proveniente sia dall’India che dai Paesi vicini dall’ottavo secono d.c. in poi.

 

 

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Le piccole scrivanie utilizzate per la lettura dei testi sacri vengono definite in Tibet pegam.

Questi tavoli speciali venivano – e sono ancora – creati allo scopo di leggere e studiare i testi religiosi o per sorreggere oggetti rituali durante le cerimonie. Probabilmente l’uso dei pegam si è sviluppato quando vennero trascritti gli insegnamenti Buddhisti, rilegati tra due sottili lastre di legno e progettati in maniera tale da poter essere facilmente sfogliabili se poggiati su una superficie piatta.

Per questo motivo ritroviamo, in Tibet, diverse modalità di costruzione dei tavoli da preghiera. Alcuni pegam sono costituiti da un piccolo cabinet a due portine, altri hanno una cornice modellata nella parte posteriore, in maniera da impedire lo scivolamento del testo all’indietro, altri ancora sono semplici tavolini senza ripiani interni interni ma con cassettini laterali.

Piuttosto rari, perchè prodotti in minor numero, sono i pegam alti circa due volte quelli standard, troppo alti per poter essere utilizzati da seduti.

Generalmente questi pegam hanno intagli molto più ornamentali e decorazioni dipinte più elaborate.

Durante le cerimonie vengono usati dai monaci più anziani che siedono su sgabelli più alti di fronte all’altare, come simbolo del loro status elevato.

(Fonte: C. Buckley, Tibetan Furniture, Identifying, Appreciating, Collecting, Thames & Hudson, 2005)

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Insieme alla grande eredtà trasmessa dalla letteratura religiosa Indiana, il Tibet ha ereditato anticamente anche l’iconografia e il simbolismo delle varie scuole buddhiste che hanno in comune la figura storica di Sakyamuni, il Buddha.

Tuttavia non si parla qui di una figura unica. Il numero dei Buddha è molto variabile (qualcuno sostiene che siano più di cento) ma tutti, secondo la tradizione, avrebbero preceduto quello storico. Essi hanno in comune segni fisici, ornamenti e posture che anche Sakyamuni sembrava possedere: una piccola escrescenza sulla fronte, una protuberanza sulla parte frontale del cranio e lobi delle orecchie allungati, in segno di eminenza intellettuale.

Nella tradizione buddhista tuttavia, si parla anche di un Buddha futuro, concepito come un essere compassionevole dal nome Maitreya (“Amorevole”) concepito con l’acquamanile e lo stupa rituale. Maitreya è diventato un oggetto di venerazione particolare in quanto rappresenta la speranza di un’età dell’oro.

In linea generale comunque, le raffigurazioni scultoree dei Buddha possiedono tutte un enorme fascino e carisma, in qualsiasi delle loro forme.

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