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Il tappeto orientale è da sempre simbolo intramontabile di precisione, perizia e arte. Il vello di un tappeto infatti – ovvero ciò che noi guardiamo ed apprezziamo della sua superficie – è composto da infiniti nodi studiati e ritorti a mano. I nodi propriamente detti sono piccoli pezzi di filato – cotone, lana, seta etc. – annodati a distanza regolare tra loro sui fili verticali o ordito.

L’esemplare più antico di cui abbiamo testimonianza di quest’arte finissima è il Pazyryk, IV-V secolo a.C., che ha una densità di ben 3600 nodi per ogni decimentro quadrato (vedi immagine di lato).

Perchè scegliere dunque un tappeto annodato a mano e non uno realizzato a macchina? I fattori sono diversi. Innanzi tutto quelli annodati a mano non solo conservano il loro valore nel tempo, ma addiritura ne acquisiscono maggiormente con gli anni. Inoltre i nodi stretti manualmente sono compattati e forti, mentre quelli a macchina, non potendo essere così resistenti, sovente sono tenuti insieme da colle o silicone. Il materiale utilizzato nei primi è, la maggior parte delle volte, naturale, mentre nel secondo caso possiamo ritrovare facilmente filamenti acrilici.

Qualche curiosità: i nodi più conosciuti sono il nodo turco simmetrico, o Ghiordes, e il nodo persiano asimmetrico o Senneh, usato nelle tessiture di Hereke, Kayseri, Bandidarma e simili. Per avere un’idea dello straordinario lavoro dell’annodatura, possiamo pensare al fatto che alcuni tappeti Hereke in seta di recente realizzazione arrivano ad avere fino a 67.600 nodi per decimentro quadrato.

Come intuitivo, i tappeti vengono annodati a mano servendosi di appositi telai. I telai verticali sno costruiti con pali dritti di legno sui quali poggia un’asse trasversale superiore – chiamata subbio d’ordito – e una inferiore – o subbio del tessuto –  sulle quali si tendono i fili colorati dell’ordito.

Di seguito troverete un breve filmato per avere un’idea di come tutto questo venga realizzato:

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La città di Hereke (o Herekè) si trova a circa 60 Km ad est di Istanbul ed è nota per la produzione di straordinari tappeti in seta. Nell’800 infatti proprio ad Herekè fu fondata una manifattura di corte per tessuti fini che nel tempo fu ampliata grazie al reclutamento di tessitori di Ghiordes, Manisa e Sivas.

Se in un primo tempo la produzione era indirizzata solamente al sultano, successivamente essa si ampliò grazie all’apertura alla commercializzazione di una parte degli esemplari qui prodotti.

La tradizione vuole che ad Herekè si tessano tappeti extrafini, soprattutto realizzati con la seta importata dall’Anatolia occidentale. Gli esemplari antichi sono molto ricercati e spesso sono firmati con un contrassegno intessuto nel tappeto che varia a seconda dell’anno di produzione.

Lo stile degli Herekè è caratterizzato dai disegni tradizionali dei tappeti ottomani antichi e dall’arte figurativa persiana, riuscendo ad ottenere un insieme di elegante effetto scenografico reso acora più imponente dalle ampie bordure fittamente decorate.

I colori, anticamente come ai giorni nostri, presentano una tonalità molto armoniosa di stampo persiano, con una fitta profusione di giallo e oro brillante.

Occorre prestare molta attenzione alle imitazioni turche o cinesi: sovente questi esemplari sono realizzati con una buona annodatura ma con scadenti materiali sintetici. Naturalmente non è questo il caso delle nostre importazioni, scelte accuratamente grazie all’esperienza di tre generazioni!

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Innanzi tutto, i Turchi e i Turcomanni rappresentano due popoli distinti, provenienti da due diverse zone geografiche derivate tuttavia da un unico gruppo etnico. Entrambe le popolazioni sono celebri tessitrici di tappeti. Normalmente i tappeti Turchi vengono identificati con quelli Anatolici, mentre quelli Turcomanni vengono classificati per gruppi tribali.

I tappeti anatolici sono creati principalmente con la lana. La Turchia infatti conta su oltre 50 milioni di pecore, godendo quindi di una grande quantità di materia prima. La lana dei tappeti in questione è di qualità; quella scadente – ovvero quella ottenuta dalla tosatura di animali morti – non è mai stata usata per la loro produzione, come d’altronde nemmeno per il resto dei tappeti orientali.

La differenza fra le lane dei tappeti anatolici dipendono da fattori diversi, come la razza delle pecore, l’allevamento, l’età e la stagione di tosatura. Generalmente la tosatura primaverile offre una lana migliore ed il suo colore naturale varia dall’avorio al marrone scuro.

In Anatolia, come in tutto l’Oriente, si usa per per la produzione dei tappeti la lana di razze di pecore incrociate. La lana presenta diverse qualità, ad esempio non ha reazioni elettrostatiche, è difficilmente infiammabile ed è meno soggetta a sporcarsi. Inoltre, protegge bene dal caldo e dal freddo e prende benissimo il colore.

Fino alla seconda metà del XIX secolo, per la coloritura delle lane dei tappeti anatolici, si usavano esclusivamente tinture provenienti da piante, minerali e insetti. L’introduzione dei colori sintentici presentò per alcuni tessitori degli svantaggi nel giro di pochi anni: alcuni stingevano e scolorivano, altri divennero sensibili alla luce e in poco tempo persero tono, passando addirittura dal rosso porpora al beige. Ecco svelato il motivo per cui diventa essenziale, in un tappeto, essere stato creato con con colori naturali!

Tra i più noti tappeti turchi troviamo le seguenti categorie: Ushak, Pergamo, Kozak, Ushak, Hereke, Kilim, Konia, Yuruk, Sivas, mentre i Turcomanni si dividono in tappeti dei Salor, dei Tekke, degli Yomut, degli Arabaci, dei Chodoro e del gruppo Ersari.

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