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Buongiorno a tutti amici del blog. Oggi vi presentiamo una delle nostre ultime sfide, quella del restauro di un tappeto non solo usurato ma addirittura con tutta la parte superiore mancante. Il cliente si chiedeva se non fosse il caso di buttarlo via, ma noi gli abbiamo consigliato di portare avanti l’idea del restauro, consapevoli dei miracoli che può apportare.

Ecco dunque come si presentava questo piccolo tappeto antico quando ci è stato portato: la parte superiore decisamente smembrata e i bordi sfilacciati, tutti da rifare.

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Il tappeto è stato lavato, dopodichè sono state innestate le lane pronte per essere lavorate. Nel passaggio 2 e 3 potete vedere il tappeto dopo la lavatura e l’innesto.

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Le lane sono state poi finemente lavorate e rasate, i bordi rifatti, le imperfezioni corrette. Ed ecco il risultato finale nell’immagine 4.

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Per ogni sfida, contattateci! Chiamando il numero 011..6467427 o passando direttamente nel nostro magazzino di Moncalieri (TO), troveremo insieme la soluzione più adatta.

RESTAURO

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I tappeti orientali di vero pregio si distinguono per i materiali impiegati. Che siano di nuova o di vecchia manifattura, il materiale deve essere naturale (in questo articolo vi abbiamo raccontato il perchè: https://tappetimarotta.wordpress.com/2010/10/02/si-ai-colori-ma-che-siano-naturali)

o.41803Tradizionalmente infatti la materia base impiegata per la tessitura dei tappeti è sempre stata la lana lucida, sottile e soffice della pecora orientale. Sterminate regioni, prive di qualsiasi industria, aspre e per la maggior parte aride, venivano sfruttate solo a pastorizia: greggi immensi, quasi sempre sorvegliati da pastori nomadi, fornivano la lana a tutte le comunità e tribu tessitrici. Nella Persia e nel Turkestan, ad esempio, viveva e vive tutt’ora un curioso tipo di pecora, dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l’animale concentra tutto il grasso nella groppa e nella coda, che prende la forma di una specie di fiocco pesante fino a 20 kg. Questa risorsa rappresenta per l’animale una preziosa riserva energetica che viene riassorbita dalla pecora stessa se il pascolo è arido, diversamente – visto che questa pecora ha un vello fluente e finissimo – viene tosata per produrre filati di straordinaria qualità.

Anche la lana di capra, lucida e resistente, viene usata in alcuni tappeti della Persia e dell’Asia centrale. Per alcuni esemplari, la cui esecuzione richiede particolare finezza, si usava e si usa ancora la lana di agnello, che rende assai morbida la superficie.

La lana di cammello è spesso adoperata dei nomadi del Turkestan, sola o mescolata con quella di pecora o di capra, anche per l’ordito e per la trama. La seta era  adoperata solo per i tappeti della corte di Persia, naturalmente in via eccezzionale e per soddisfare le esigenze di altissimi personaggi, tanto che per i tappeti tessuti in seta vengono chiamati “tappeti degli scià”. Con la trama e l’ordito anche in seta si raggiunse il massimo della finezza, che divenne ostentazione quando nella trama furono inseriti fili d’oro ed argento. Presso le popolazioni nomadi, che seguono tuttora il vecchio metodo, la tosatura della lana si fa generalmente in primavera avanzata, dopo aver sottoposto la bestia a un lavaggio presso fiumi, laghi o pozzi.

Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta al fiume o in grandi recipienti e quindi coscienziosamente schiacciata e messa ad asciugare all’aria. La filatura è effettuata con sistemi tradizionali e, a questo punto, la lana sarà pronta per passare alla tintura.

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Nonostante la grande diffusione di colori sintetici per colorare le lane, ancora oggi i più prestigiosi produttori di tappeti orientali si avvalgono dell’uso di tinte derivate dal mondo minerale e vegetale. Ma come si possono ottenere dei colori così intensi e brillanti? Innanzi tutto il rosso, uno dei colori più diffusi ed utilizzati, è sovente ricavato dalla radice della Robbia, mentre il rosa si ricava dal legno del Brazilwood. Dai petali del Cathamus tinctorius invece, si ottiene un particolare rosso dalle sfumature cangianti in oro, molto apprezzato e ricercato per la tintura della seta.

Il blu viene estratto dalla radice di Indigofera tinctoria, mentre il giallo dalla curcuma o dalle galle di quercia. Le bucce del melograno producono invece un giallo tenue che, unito al rosso, diventa un luminoso arancione, colore che spesso possiamo ritrovare nei persiani di grande pregio.

Un giallo molto aranciato, usato poco per via del suo prezzo altissimo, è quello ottenuto dal polline dello zafferano. Il beige è il colore naturale delle lane di ottima qualità, altrimenti può essere prodotto grazie alla macerazione delle foglie di castagno, dai malli di noce e dalle cortecce delle querce.

Il verde non è molto usato perchè è una tinta considerata sacra, mentre il marrone viene estratto dalle noci e dai malli delle castagne.

Perchè sono preferibili i colori naturali? Certamente perchè non tendono a sbiadire con il tempo e alla luce, poi perchè non perdono la luminosità con il lavaggio e, inoltre, perchè non induriscono i tessuti.

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