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I tappeti orientali sono oggetti preziosi che, diversamente dalla maggior parte dei complementi di arredo, mantengono il loro valore nel tempo sempre che si assicuri loro una buona manutenzione. Può capitare che un tappeto si laceri o, addirittura, si tagli. Pensiamo ad esempio al passaggio dei nostri amici a quattro zampe, o allo sfregamento ripetuto di un oggetto o di un mobile proprio sulle lane.

Cosa fare in questi casi? Per preservare il vostro tappeto da danni ulteriori cimentandosi con pericolose iniziative “fai-da-te”, occorre rivolgersi ad un laboratorio di restauro specializzato come il nostro.

I restauratori esperti infatti sanno riconoscere il tipo di lana che occorre per la riparazione, sanno innestarla, riescono a trovare i colori originali, fino all’ottenimento di un risultato che riporta il tappeto al suo antico splendore.

Non ci credete? Date un’occhiata alle due immagini sottostanti allora, uno degli ultimi lavori del nostro laboratorio 😉

Per informazioni sul ritiro, i tempi e i costi, chiama ora lo 011.6467427 o visita la pagina http://www.tappetimarotta.com/lavaggio-restauro-tappeti

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Prima

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Dopo

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Come noto un tempo i tappeti venivano annodati principalmente dalle popolazioni nomadi, tribù dedite alla pastorizia e alla produzione di manufatti artigianali. Grazie a questi popoli, che si spostavano con i greggi di capre e pecore e si dedicavano alla produzione di tappeti per tutto l’Oriente, abbiamo conosciuto, apprezzato e valorizzato l’arte dell’annodatura, diventata celebre e rinomata in tutto il mondo. Durante le loro soste, i nomadi si dedicavano alla tintura, un’operazione molto delicata che veniva relegata al lavoro degli uomini, mentre le donne si occupavano della tessitura fin dalla più tenera età.

Non_coloured_yarn_for_carpets-29847Il popolo orientale possiede un innato senso e passione per il colore (Oriente significa infatti “luce e colore”). Dopo aver usato per decenni le lane nei loro colori naturali, ovvero il bianco e il bruno in tutte le tonalità che la natura conferisce al vello di pecore, capre e cammelli, gli Orientali pensarono che il colore avrebbe dato ai tappeti lo stesso splendore delle ceramiche e delle stoffe. Con il passare degli anni la maggior parte delle formule primitive è andata perduta, ma conosciamo le antiche regole fondamentali di cui le tribù si servivano per le tinture:

– l’azzurro in tutte le gradazioni venivano ricavato dall’indaco;

– il rosso dalla coccinella, dalle ciliegie e dalla robbia tinctoria, una pianta assai comune in tutto l’Oriente dalle cui radici si estrae un colore rosso mattone dalle molte gradazioni;

– il giallo da vari arbusti, bacche, funghi e dalla curcuma e dallo zafferano;

– il rosso arancio scuro dall’hennè;

– il marrone dalla callonea, un tipo di quercia con una ghianda ricca di tannino, e dal mallo di noce.

Altri colori si ottenevano mescolando questi fondamentali.

Quando le invasioni mongoliche crearono scambi con la Cina, si giunse a conoscere un segreto, ormai perduto da anni, per colorare la seta: mescolare certe sostanze vegetali al nutrimento del baco, che di conseguenza produceva il filo colorato secondo la sostanza ingeritaa. Pur essendo pochi i colori ottenuti con quel metodo, erano sufficienti per creare dei veri capolaori di tecnica.

Yarn_for_carpets_is_coloured_in_large_colour_baths-29838L’elemento primo che influenza la gamma dei colori è l’acqua, variabile in conseguenza della durezza, della temperatura e delle condizioni atmosferiche. Il numero dei bagni che la lana subisce e l’esposizione al sole più o meno prolungata hanno un’influenza decisiva sulla tonalità dei colori, al punto che molte volte gli accostamenti più impensati e gradevoli sono solo il frutto del caso e della natura.

I segreti della tintura venivano custoditi e tramandati in famiglia. Questi procedimenti non davano sempre lo stesso risultato, soprattutto quando, esaurita la lana di un dato colore, per compiere il tappeto se ne doveva tingere di nuova. Ecco apparire nei tappeti delle strisce di diverso colore, i cosidetti “abrasc“, che non costituiscono difetti ma aggiungono il fascino dell’imprevisto e interrompono la monotonia monocroma della superficie lanosa.

0000394_Aniline alcool_300Dopo il 1870 le tinture sintetiche arrivarono anche alle popolazioni nomadi. Mentre la tintura vegetale conservava alla lana il suo lucido naturale, i primi colori a base di anilina glielo facevano perdere, danno che indusse il governo persiano nel 1903 a vietare l’entrata nel paese del colorante chimico. Tuttavia, data la facilità del contrabbando e del trasporto, il basso prezzo e la praticità dell’uso del colorante chimico, il divieto non ebbe risultato.

Ad oggi tuttavia non vi è più motivo di giudicare con sospetto le tinture all’anilina, molto progredite ormai tecnicamente e non non dannose per la salute. Resta comunque certo che i tappeti eseguiti precedentemente al 1870 danno garanzia assoluta di colori genuini e, in conseguenza, della loro originalità stilistica e artistica.

Tratto e parzialmente modificato da Tappeti d’Oriente – Come conoscerli, come sceglierli, ed. Sonzogno.

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I tappeti orientali di vero pregio si distinguono per i materiali impiegati. Che siano di nuova o di vecchia manifattura, il materiale deve essere naturale (in questo articolo vi abbiamo raccontato il perchè: https://tappetimarotta.wordpress.com/2010/10/02/si-ai-colori-ma-che-siano-naturali)

o.41803Tradizionalmente infatti la materia base impiegata per la tessitura dei tappeti è sempre stata la lana lucida, sottile e soffice della pecora orientale. Sterminate regioni, prive di qualsiasi industria, aspre e per la maggior parte aride, venivano sfruttate solo a pastorizia: greggi immensi, quasi sempre sorvegliati da pastori nomadi, fornivano la lana a tutte le comunità e tribu tessitrici. Nella Persia e nel Turkestan, ad esempio, viveva e vive tutt’ora un curioso tipo di pecora, dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l’animale concentra tutto il grasso nella groppa e nella coda, che prende la forma di una specie di fiocco pesante fino a 20 kg. Questa risorsa rappresenta per l’animale una preziosa riserva energetica che viene riassorbita dalla pecora stessa se il pascolo è arido, diversamente – visto che questa pecora ha un vello fluente e finissimo – viene tosata per produrre filati di straordinaria qualità.

Anche la lana di capra, lucida e resistente, viene usata in alcuni tappeti della Persia e dell’Asia centrale. Per alcuni esemplari, la cui esecuzione richiede particolare finezza, si usava e si usa ancora la lana di agnello, che rende assai morbida la superficie.

La lana di cammello è spesso adoperata dei nomadi del Turkestan, sola o mescolata con quella di pecora o di capra, anche per l’ordito e per la trama. La seta era  adoperata solo per i tappeti della corte di Persia, naturalmente in via eccezzionale e per soddisfare le esigenze di altissimi personaggi, tanto che per i tappeti tessuti in seta vengono chiamati “tappeti degli scià”. Con la trama e l’ordito anche in seta si raggiunse il massimo della finezza, che divenne ostentazione quando nella trama furono inseriti fili d’oro ed argento. Presso le popolazioni nomadi, che seguono tuttora il vecchio metodo, la tosatura della lana si fa generalmente in primavera avanzata, dopo aver sottoposto la bestia a un lavaggio presso fiumi, laghi o pozzi.

Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta al fiume o in grandi recipienti e quindi coscienziosamente schiacciata e messa ad asciugare all’aria. La filatura è effettuata con sistemi tradizionali e, a questo punto, la lana sarà pronta per passare alla tintura.

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Cari amici, oggi abbiamo il piacere di pubblicare una lettera/articolo che ci ha mandato una nostra cara cliente a proposito della nostra azienda, con espresso desiderio di pubblicarlo sul nostro blog. Oltre ad essere un onore per noi, è anche una vera gioia lasciare che sia chi ci conosce da tempo a descrivere la nostra realtà, quindi grazie mille a Carla Caudullo e buona lettura!

“Sono passati dieci anni e ancora ho il ricordo della prima volta che sono stata dalla ditta Marotta. Stavo cercando dei tappeti orientali a Torino e li desideravo belli, persiani originali, di valore, ma senza rischiare di spendere cifre esorbitanti. Mi sono trovata davanti ad una quantità di offerte incredibili che solo grazie ad un attento esame ho saputo valutare. Cercare un tappeto orientale in una grande città come Torino non è infatti una cosa semplice, ed ecco i principali ostacoli in cui mi sono imbattuta:

tappeti “finti”, come chiamo i tappeti eseguiti a macchina;

esemplari insipidi, senza carattere, uno identico all’altro;

tappeti dai colori troppo accesi per essere naturali e ben fissati (e ancora mi viene in mente la faccia di una mia amica dopo aver fatto lavare il suo tappeto Nain, diventato una macchia di colore informe per via della sbiaditura);

tappeti belli ma costosissimi, e non avendo voglia di aprire un mutuo per un tappeto del salotto, ho dovuto scartare le ipotesi proposte.

Mancavano poche settimane al trasferimento nel mio nuovo appartamento a Torino e ancora nulla. Parlando di questa difficoltà con una mia collega, trovai il suggerimento tanto atteso: “Ma perchè non vai da Marotta? Si trova a dieci minuti da Torino ed è facile da raggiungere. Non ti dico niente del loro magazzino: lo scoprirai da te!”

Sede Marotta srlHo cercato su internet il loro indirizzo preciso (all’epoca la ditta Marotta aveva solo un piccolo sito istituzionale di presentazione, oggi diventato uno store online all’avanguardia) e due giorni dopo ho organizzato la visita. Svoltata a destra all’indicazione di Strada Carpice mi sono ritrovata in un piccolo viale immerso nel verde, praticamente un’oasi! Ho scoperto dopo pochi minuti che i proprietari avevano anche un vivaio di piante e fiori e che all’epoca si dilettavano in quell’arte per impreziosire giardini ed aree verdi.

Una volta parcheggiato all’interno del cortile mi sono guardata attorno e ricordo di avere avuto l’impressione di trovarmi in un bazar orientale: fuori, appoggiati sulle pareti perimetrali, c’erano portali, colonne, basamenti in legno di provenienza chiaramente indiana, camini antichi europei ed enormi scaffali con porcellane di grandi dimensioni, il tutto intervallato da bandierine tibetane preghiera a decoro alla merce esposta.

Magazzino MarottaSull’uscio mi venne incontro il signor Bergoglio senior, all’epoca ultra-ottantenne e decisamente in forma, che con fare molto distinto ed elegante si presentò trattandomi con la gentilezza di chi accoglie un’ospite d’onore. Dopo il benvenuto gli spiegai il motivo della mia visita e che la ricerca di un tappeto orientale a Torino per me si era rivelata, fino a quel momento, infruttuosa. Sempre con il suo garbo di altri tempi, mi condusse in quello che chiamò il caveaux dei tappeti e sono rimasta senza fiato: pedane e pedane di splendidi tappeti tutti rigorosamente annodati a mano, persiani di ogni dimensione, passatoie, scendiletto, tappeti antichi, tappeti dai disegni moderni, tappeti originali anatolici, le pareti completamente tappezzate di esemplari particolari appesi come arazzi (e da qui l’idea di usare i tappeti anche come quadri, cosa che avrei messo in pratica da subito!). Insomma: un vero paradiso per chi ama i tappeti orientali!

Dato il mio stupore, il signor Bergoglio mi spiegò come fin dal principio della loro attività la sua mission e quella della sua famiglia fosse sempre stata quella di acquistare direttamente i tappeti nei luoghi di origine dove lui personalmente in passato, e al momento odierno il figlio, si recava nei posti più interessanti per trovare tappeti pregiati di ottima manifattura e scegliendoli uno ad uno dopo ore di trattative sotto il sole del deserto o nelle capanne delle popolazioni nomadi più famose per l’arte manifatturiera.

A breve ci raggiunse il figlio, Cesare Bergoglio jr e attualmente titolare della ditta, che tra un cliente e l’altro trovò il tempo di presentarsi e contribuire a darmi informazioni che mi potessero essere utili per la scelta. Ad aiutarlo i gentilissimi Sabbir e Abbas, due dei collaboratori della Marotta srl di provenienza orientale “doc” (indiano uno e pakistano l’altro), esperti restauratori di ogni genere di tappeto.

Magazzino MarottaLa scelta del mio tappeto ha richiesto diverso tempo, ma questa volta solo per via della vastissima scelta proposta, tutta di altissima qualità. Cesare Bergoglio jr, che in seguito è diventato il mio punto di riferimento per i miei acquisti, mi ha accompagnata al piano superiore del magazzino. Più lo visitavo e più il posto mi sembrava enorme! Dopo la rampa di scale mi trovai nuovamente di fronte ad uno spettacolo che non mi sarei mai aspettata: una distesa intera di mobili etnici di ogni provenienza, forma o utilizzo. Si spaziava dai mobiletti tibetani a colonna ai tavoli da salotto, dagli armadi kabinet mongoli alle consolle dalle forme essenziali tipiche della Cina antica, un vero tripudio per gli occhi e per l’anima.

Dopo quella mia prima visita, inaugurata con un magnifico tappeto persiano Sarouk, ce ne sono state molte altre. Da Marotta mi sono sempre rivolta sia per altri tappeti orientali (non ho potuto fare a meno di un Samarcanda usato come arazzo, ad una passatoia uzbeca per il mio corridoio e a due splendidi scendiletto cinesi in tinta con i miei tendaggi) che per i mobili, rinnovati nel tempo in armonia con il rinnovo di stile della mia casa di Torino. Non ultimo, il servizio di lavaggio dei tappeti: ogni due anni circa prenoto il ritiro e la riconsegna per i miei tappeti, sicura di un lavaggio qualificato e senza sorprese…

Insomma, a tutti coloro che cercano dei tappeti orientali a Torino non posso che offrire il mio personale suggerimento, proprio come quello dato precedente a me: passate da Marotta! Oltre ad una scelta inimmaginabile, troverete una cortesia davvero rara, offerte tutto l’anno e la massima trasparenza. Grazie Cesare Bergoglio e grazie a tutti i dipendenti della ditta Marotta!”

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I tappeti preghiera caucasici sono solitamente di piccole dimensioni e rispecchiano le caratteristiche tipiche del luogo di provenienza. Per questo motivo sono molto apprezzati dagli amatori dei tappeti e dai collezionisti.

Ogni tappeto preghiera possiede un disegno direzionale per poter essere orientato verso la Mecca, alla quale ogni musulmano credente si rivolge durante le cinque preghiere quotidiane. Normalmente, il tappeto è utilizzato in casa o nelle moschee.

A differenza dell’Iran e dell’Anatolia in cui la cuspide che sormonta la Mihrab – o campo della preghiera – presenta una grande varietà di profili, nel Caucaso questa è molto uniforme ed assume quasi sempre una forma pentagonale, che ricorda una tenda.

Spesso nella cuspide viene posto un piccolo contrassegno indicante la posizione della pietra della preghiera – un piccolo mattone ornamentale decorato proveniente da un famoso luogo di pellegrinaggio, o anche una normalissima pietra che il credente si porta in tasca.

Nella cuspide si nota sovente il simbolo del pettine, che esprime la purezza esteriore e, in senso figurato, quella interiore. Altrettanto spesso ritroviamo sui tappeti preghiera due mani ai due lati della cuspide che, probabilmente, rappresentano le mani di Fatima, la figlia predeiletta del profeta.

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Il fascino dei tappeti orientali è determinato, insieme alla loro confortevolezza, dai disegni e dai decori che li caratterizzano. I motivi variopinti e complessi esercitano spesso un influsso magnetico sull’osservatore il quale, tuttavia, non dovrebbe accontentarsi del loro solo valore estetico, ma esplorarne i significati che essi veicolano.

I simboli rappresentati hanno sovente un’origine tradizionale antichissima, che si tramanda da generazioni a generazioni e che costituiscono veri e propri anelli portanti della cultura orientale.

Vediamo dunque, a partire da questo fino ai post che seguiranno, come fare ad interpretare correttamente questi simboli.

Consideriamo che l’iconografia classica del tappeto orientale poggia su culti pagani naturalistici e zoomorfi, per cui animali e piante assumono connotazioni magiche, propiziatorie o protettrici.

Le ricorrenti raffigurazioni degli uccelli, ad esempio, derivano dal Mazdeismo, la religione fondata da Zoroastro, secondo la quale gli uccelli stessi erano l’emblema di Ahura Mazda, il dio del Bene.

Aquila

Tra gli uccelli più rappresentativi troviamo l’aquila, emblema di potenza, forza e regalità. La sua immagine rappresenta la lotta – e la vittoria – contro gli spiriti maligni.

I suoi poteri sono ulteriormente accentuati nell’aquila bicipite, un disegno molto frequente nei tappeti caucasici. Il rapace acquista inoltre una funzione amuletica se porta nel becco una perla o dei pendenti a mezzaluna.

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Ad oggi, tutti conosciamo la bellezza e la classe di un tappeto orientale, utilizzato principalmente per abbellire la nostra casa e donarle un tocco di calore, luce e confortevolezza. Presso molti paesi orientali, tuttavia, il tappeto oltre ad avere queste valenze è inoltre arricchito di complessi messaggi e valori simbolici, che nella loro interezza raccontano la storia dei popoli che li hanno creati.

Presso le popolazioni nomadiche, da cui ha avuto origine l’arte dell’annodatura, il tappeto è da sempre un oggetto d’uso indispensabile: i tessuti così prodotti venivano utilizzati sia per la vera e propria costruzione delle tende, sia per la creazione di tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana, come sacche, stuoie e selle.

Sul vello, i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti sgnificativi della loro storia, oltre che motivi creativi volti a celebrare e ad esaltare la natura.

La successiva diffusione dell’islamismo conferì al tappeto orientale un valore simbolico religioso, sia nei decori che nelle funzioni pratiche. Tutti sappiamo infatti che i tappeti “preghiera”, vengono così chiamati in quanto utilizzati per le preghiere rituali coraniche rivolte verso la Mecca. L’influenza della mistica islamica, che reca il divieto di riprodurre immagini sacre, ha causato lo sviluppo della realizzazione astratta dei decori e il simbolismo spesso criptico e complesso.

Per questi motivi, i tappeti sono strettamente legati alla vita e alla spiritualità dei popoli che li producono. Presso alcune popolazioni iraniane, ad esempio, il rito di fidanzamento di una coppia è sancito da una dote costituita da diversi tappeti, come simbolo della base sulla quale costruire una famiglia.

Presso alcuni gruppi turcomanni invece, l’esecuzione di un tappeto viene interrotta se muore un congiunto, e lasciato per sempre incompiuto come segno del triste evento.

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