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Cari amici, ecco la seconda parte della sintesi della storia e della geografia dei tappeti orientali tratto da Persepolis. Un fascino davvero senza tempo.

Pazyryk: La storia del tappeto ha inizio

Il più antico esemplare di tappeto fu ritrovato nel 1947 al confine tra la Siberia e la Mongolia, sui monti Altai, precisamente nella valle di Pazyryk, dalla quale prese il nome, in un tumulo “kurgan” apparternuto ad un capo sciita, interamente racchiuso nel ghiaccio e quindi per questo, quasi perfettamente conservato. Completamente in lana e con motivi raffiguranti una teoria di cavalieri e alci, questo esemplare è databile intorno al V secolo a.C. e, dato il luogo del ritrovamento, fa ritenere che in origine l’uso del tappeto si sia sviluppato nella zona del Turkestan, dalla quale, in seguito alle migrazioni, si sarebbe diffuso verso ovest in Persia, Caucaso e Anatolia, verso est in Cina e, più tardi, verso sud in India.

E’ oggi conservato al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e misura cm 200 x 183 ed è composto da 360.000 nodi di tipo turkibaft per metro quadrato. Il disegno è composto da un campo centrale e da una bordura divisa in due cornici principali delimitate da tre cornici secondarie. La cornice principale esterna, a fondo rosso, è decorata da una processione di cavalieri (sette per ogni lato proprio come la tradizione sciita, che erano soliti inumare sette cavalli per ogni capo morto), alcuni dei quali procedono in sella mentre altri marciano di fianco al loro cavallo bianco. Nella cornice principale interna, a fondo chiaro, si muovono ventiquattro alci rossi e gialli in direzione contraria ai cavalieri. Le cornici che delimitano la bordura presentano dei quadrati con all’interno un grifone. Il motivo floreale della cornice che separa la marcia dei cavalieri dal pascolo di alci ricorda la croce di sant’Andrea. Il campo centrale è diviso in ventiquattro quadrati a fondo rosso, con un disegno a forma di croce le cui estremità terminano con un fiore stilizzato. Una piccola cornice formata da piccoli quadratini colorati decorano ognuno dei ventiquattro quadrati.

Nonostante sia stato rinvenuto a migliaia di chilometri dalla Persia, secondo Rudenko, uno dei due studiosi Russi che scoprirono il manufatto, il tappeto è probabilmente di origine persiana, magari frutto della dinastia achemenide. Altri invece, ritengono che il tappeto fu eseguito avvalendosi del contributo dell’evoluta civiltà degli Urartei, fiorita in area armena. Presso tale popolo, infatti, la tessitura era quanto mai evoluta, come confermano sia gli scritti dello storico e geografo greco Strabone sia il rinvenimento di telai e frammenti di manufatti. Inoltre proprio nel regno di Urartu si usava estrarre il colore porpora dalla cocciniglia, tinta che compare con abbondanza nel tappeto di Pazyryk.

Lo stesso Rudenko, alcuni anni dopo il ritrovamento del tappeto di Pazyryk, rinvenne, in un tumulo a Basadar (200 chilometri ad occidente dai cinque kurgan di Pazyryk), i resti di un tappeto annodato ancora più finemente del Pazyryk (circa 700.000 nodi per metro quadrato). Questa scoperta dovrebbe quindi dimostrare come le popolazioni altaiche, già nel V secolo a.C., utilizzassero i tappeti e fossero addirittura in grado di annodarne.

Tra Storia e Leggenda: Il tappeto di Cosroe

Il grande sviluppo della lavorazione del tappeto avvenne nell’antica Persia e durante il regno di Ciro (sec. V A. C.) si realizzarono i primi tappeti tessuti con fili d’oro e d’argento; il culmine si raggiunge nell’epoca dei Sasanidi (225-600 d.C.).
Fonti storiche e letterarie infatti, narrano che nel palazzo di Ctesifonte, capitale dell’antica Persia sasanide, il re Cosroe, che detenne il potere dal 531 al 579 d.C, possedeva uno splendido e prezioso tappeto, di oltre 1600 Mq (si narra che fosse di 25 x 65 metri) tessuto con fili d’oro e decorato da pietre preziose. Questo capolavoro andò purtroppo perduto quando gli Arabi, nel 634 d.C, invasero e conquistarono la Persia. La sua bellezza doveva essere davvero senza pari: un tripudio di disegni e di colori, tutti utilizzati per esaltare la suprema armonia della natura.
Secondo una leggenda, infatti, fu tessuto per consolare il sovrano, amante della caccia e della vita all’aria aperta, nelle tristi giornate d’inverno.
Riproduceva boschi, ruscelli e prati popolati da animali di ogni specie e ravvivati da variopinti fiori. Ammirandolo il re placava il suo animo, che nella stagione fredda diventava crudele, e ritornava tollerante verso i suoi sudditi.

 

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Cari amici di Marotta Tappeti, oggi vi proponiamo la prima parte di una splendida sintesi della storia e della geografia dei tappeti orientali tratto da Persepolis. Le immagini provengono invece dal nostro punto vendita di Moncalieri (TO).

L’arte del tessuto sembra sia stata praticata da antichissime popolazioni indiane trasmessa poi agli assiri. Agli egiziani si deve l’invenzione e diffusione del telaio, modesta ai suoi inizi, limitata come era nelle lane usate con tinte naturali: bianche, brune, castane, nere e grigie. L’arte del tappeto diviene l’affermazione della civiltà quando al tessuto si poté dare varietà e carattere attraverso la fantasia del disegno e le varietà del colore, evoluzione che si realizzò nei tempi remoti. Dagli affreschi della necropoli di Tarquinia e di Settecamini presso Orvieto, si può affermare che gli etruschi conoscevano già l’uso del tappeto orientale, naturalmente come oggetto di gran lusso.

Di fronte alla scarsità di reperti e manufatti antichi, dobbiamo necessariamente riferirci alle testimonianze degli storici, dei poeti, dei pittori e degli scultori per sapere che il tappeto faceva parte della vita quotidiana di antiche civiltà scomparse.

Per esempio, pile di tappeti sono raffigurati su dei vasi greci, mentre nello Yucatan si sono ritrovati dei bassorilievi che raffigurano personaggi intenti a tessere. Durante gli scavi nell’antica Tebe fu rinvenuto un piccolo tappeto annodato, blu e bianco, con motivi geroglifici che risalirebbe al IV secolo A.C..

Eschilo nel suo “Agamennone” fa camminare l’eroe su tappeti color porpora mentre Omero, nel IX secolo A.C., parla già di tappeti di grande valore e anche l’Antico Testamento, nei libri di Samuele e di Ezechiele, ne fa riferimento come di oggetti che si usava scambiare e commerciare tra i popoli e i regnanti dell’antica Tiro e di Israele.

I cronisti dell’epoca ci lasciarono gli inventari dei favolosi bottini conquistati dai Persiani e dai Greci nel corso delle loro guerre, e i tappeti sono compresi fra gli oggetti più preziosi.

Lo splendore dei tappeti antichi è testimoniato anche da altre fonti letterarie, tra cui il Milione di Marco Polo, nel quale il viaggiatore veneziano esalta la suprema bellezza di alcuni manufatti annodati che ornavano le regge turche.

Dai testi antichi comunque, si ha quasi sempre solo una panoramica più che altro “economica” del valore dei tappeti e quasi mai informazioni dettagliate sulle tecniche usate: lo stesso Eschilo ad esempio, ci informa che con un Kg. di argento si pagava un Kg. di tappeto e che in media, 1 mq. pesava circa 4 Kg.; Metello Scipione cita i tappeti di Babilonia, e ne parla come di oggetti che avevano un costo stratosferico, mentre lo stesso Nerone, si narra che avrebbe pagato cifre enormi per un esemplare.

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