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Tra il Mar Caspio ed il Mar Nero si sviluppa una regione geografica piuttosto ristretta che però concentra in sè un gran numero di popolazioni di origine diversa. Il nord, segnato dal fiume Volga, vede la presenza di Abasini, Beslenei, Ceceni, Ingus, Tusci e Kisti, il centro, di popolazioni di origine Ossetica, Taliscica e Tat (nome con cui vengono indicati i Tatari).

Il sud, che si intende circoscritto dall’altopiano iranico, è invece abitato da Avari, Lichi, Dargua, Lesghi, Aghul, Rutuli ed altri ancora.

Scriveva Adolf Dirr nel testo Kaukasische Märchen che:

Il Caucaso rappresenta un’isola nella corrente degli avvenimenti mondiali; nelle sue gole e nelle sue valli sono rimasti impigliati numerosi brandelli di popolazioni con le loro leggende e credenze, usi, costumi e linguaggi.

tappeto caucasico - Marotta tappetiTra i caratteri che accomunano tutti questi popoli vi è certamente la grande tradizione della tessitura dei tappeti con la produzione di esemplari dalla ornamentazione geometrica e dalla vivacità cromatica.

Ma ciò che più affascina è la varietà di simboli che popolano i tappeti caucasici, spesso di origine zoomorfa.

Agli animali venivano tradizionalmente associati determinati poteri magici, la cui specificità derivava dalle caratteristiche caratteriali di ognuno di essi.

La ragione per cui molti di questi esseri positivi erano rappresentati sui tappeti discendeva dalla credenza che la loro raffigurazione emanasse virtù positive sul creatore dell’immagine e su colui che ne fosse entrato in possesso, proteggendo entrambi dai malanni e dai pericoli.

Ritroviamo nei tappeti caucasici numerosi animali quadrupedi facilmente riconoscibili, come cammelli ad una o due gobbe, capre, pecore cavalli o addirittura cani (raffigurati più raramente in quanto alcune scuole islamiche considerano questo animale, impuro).

Altrettanto riconoscibili risultano spesso gli uccelli, rappresentati normalmente con una testa triangolare o approssimativamente trapezoidale e la macchia dell’occhio segnata con colore diverso, un collo lungo e linee marcate all’indietro rappresentanti il piumaggio.

Le popolazioni caucasiche attribuivano grandi poteri magici agli uccelli dal momento che, librandosi nell’aria, rappresentavano il collegamento ideale tra cielo e terra. Inoltre essi rivestivano anche un ruolo più pratico, benchè fondamentale nello stile di vita fortemente legato all’agricoltura dell’epoca, ovvero liberare i campi da topi e serpenti.

Non sempre il riconoscimento dell’animale sui tappeti caucasici è immediato, con una stilizzazione che rende la raffigurazione più esoterica ed il potere dell’animale circoscritto, secondo la tradizione culturale, a pochi. Addirittura talvolta questi animali, ed in particolare gli uccelli, divengono simili a lettere dell’alfabeto occidentale: la “C”, la “E”; in realtà in questo tipo di rappresentazioni testa e corpo triangolari vengono collegate da un tratto verticale che, lungi dall’essere parte di una lettera, ne rappresenterebbe il collo.

In alcuni esemplari di tappeti caucasici, due uccelli vengono raffigurati l’uno accanto all’altro, collegati da una fascia mediana, divenendo così molto simili alla lettera occidentale “H”: tale raffigurazione è altamente simbolica, significando una sorta di raddoppio e di dualità magica.

foto2Ancora più potente è ritenuta la raffigurazione degli animali in posizione tra loro contrapposta, a formare un ornamento ad “S“: questa figura costituisce la forma più semplice del vortice di animali. Il vortice, grazie alla sua rotazione intorno ad un centro e grazie alla forma circolare che ne deriva, ha sempre assunto, nella cultura preistorica, un significato metafisico. Non a caso la danza realizzata in circolo o l’accensione del fuoco con movimenti rotatori erano ritenuti comportamenti sacri.

La sovrapposizione di due ornamenti ad “S”, dà origine a figure ottagonali in cui le rappresentazioni zoomorfe si ripetono. Caratteristica di questa raffigurazione sui tappeti caucasici è l’orientamento delle teste di animali verso le quattro direzioni cosmiche ed è spesso sottolineato da un’alternanza cromatica tra le sezioni della figura geometrica.

medaglione caucasicoTale raffigurazione, caratterizzata dal forte impatto simbolico e dalla carica magica che gli si attribuisce, è denominata medaglione caucasico.

Una volta individuato l’animale raffigurato sul tappeto caucasico in questione, è interessante scoprire quale fosse il significato ad esso collegato.

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01164Il termine “tappeto orientale” è la definizione generica con cui si indicano tutti i tappeti annodati a mano, termine dovuto alla loro origine asiatica (come abbiamo messo in luce in questo articolo sulla loro origine storica). Tuttavia l’enorme estensione della zona produttrice, la varietà di tecniche, stili e materiali impiegati impongono classifiche particolari che spesso sfuggono a chi non è un intenditore e a chi si approccia per la prima volta al prezioso e misterioso mondo della tessitura orientale.

A colpire gli occhi e il sentimento di chi ama i tappeti orientali è proprio il forte richiamo storico e culturale che sanno evocare. Spesso per gli Occidentali il tappeto viene generalmente considerato una copertura e un ornamento dei pavimenti e vengono prediletti i tessuti naturali per il confort, la resa dei colori e la durata, ma per gli Orientali esso rappresenta l’unico vero arredamento della casa, sia per la persona ricca che per quella indigente.

Nelle grandi sale da ricevimento (o talar) i tappeti, oltre che ornare il suolo, fungono da divani, cuscini, arazzi, portiere. Stesi sulla soglia danno il benvenuto a chi entra nella casa mentre nella camera da letto sovente rappresenta il giaciglio su cui ci si stende di notte per poi arrotolarlo di giorno.

Fondamentale inoltre è la funzione religiosa del tappeto: si pensi solamente al preciso uso del tappeto da preghiera, che da qualcuno è stato definito “un credo a colori“. Tappeti rari e preziosi si trovano in tutti i templi e presso tutte le religioni. Nell’antico Egitto essi costituivano la decorazione murale delle tombe e venivano stesi a terra per farvi giacere il toro sacro.

Prima di Maometto ornavano la Kaaba (l’edificio sacro al centro della grande Moschea della Mecca, considerato la dimora di Dio sulla terra) e durante l’era maomettana (570-632 d.c.) le moschee e i minareti ne erano letteralmente ricoperti.

Tappeti preziosi non sono mai mancati neppure nei templi buddhisti e nelle cattedrali cristiane. Basti pensare che su un antico tappeto persiamo, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, è stato scritto: “Hanno filato la sua trama con filo dell’anima”…

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Cari amici, vi presentiamo oggi un bel vademecum sui simboli della Tradizione Cinese, molto utile per la scelta e la comprensione dei messaggi presenti su porcellane, sculture o tappeti. La fonte dell’articolo, scritto da Silvio Marconi, è tratta da Associna. Le immagini provengono invece dal nostro punto vendita di Moncalieri (TO).

Gli Italiani sono a contatto con le decorazioni cinesi o di origine cinese assai più di quanto non credano e molte di esse sono entrate già nel corso della Storia a far parte dell’universo decorativo che si considera “italiano”.

Generalmente, però, gli Italiani e in larga misura anche i Cinesi di seconda generazione (e perfino quelli di prima generazione, se il loro livello culturale d’origine non è alto) non conoscono il senso dei simboli che sono contenuti in quelle decorazioni e che invece costituisce parte importante sia della cultura cinese in genere, sia del contributo che essa ha dato e dà ad altre culture e potrebbe costituire anche una base  significativa per la valorizzazione (identitaria, culturale, sociale e perfino economica) degli elementi immateriali (storico-culturali) di molte classi di prodotti offerti nei negozi e nei ristoranti cinesi in Italia, contribuendo anche alla crescita dell’attenzione dei clienti italiani per tali prodotti ed a quella stessa dei pezzi.

Pertanto, anche per favorire la sopra-citata valorizzazione (che ha implicazioni interculturali rilevanti), traggo alcune informazioni sui significati di alcuni simboli decorativi cinesi più comuni dal sito in Francese :
http://www.chine-informations.com/mods/dossiers/symboles-dans-decoration-chinoise_1902.html, integrandole con alcuni commenti e notizie storico-antropologiche.

Anatra – rappresenta la fedeltà coniugale; era utilizzata molto, per questo, in coppie nella decorazione delle porcellane cinesi del XIV secolo blu e bianche; va rilevato che quelle porcellane sono state la base da cui (inizialmente cercando di copiarle e contraffarle…) sono nate tutte le manifatture di porcellana o simil-porcellana (come il bone China inglese) dell’Occidente, in particolare quelle tedesche, inglesi, olandesi.

Bambù – rappresenta la longevità e viene spesso associato nelle decorazioni con i pini ed i pruni (ciliegi selvatici).

Carpa – rappresenta il successo in affari ed è spesso associata al dragone, sulla base di un’espressione cinese antica che indicava l’uomo di alto status sociale come “Carpa che salta oltre la porta del dragone”, è usata oggi per augurare prosperità, successo e un buon futuro in genere. Dalla carpa discende la simbologia dei pesci in genere (in particolare rossi o dorati, essendo i colori oro e rosso simbolo di felicità, prosperità, buona fortuna in Cina), che si estende dalla ricchezza alla buona sorte, all’augurio di un nuovo anno e, infine, in coppie, alla felicità coniugale. La presenza di carpe ed altri pesci decorativi (rossi o dorati) nei bacini e nelle fontane dei palazzi cinesi è una tradizione antichissima. Diffusasi poi in Persia e da qui nella Roma imperiale e rilanciata in Occidente nelle ville rinascimentali, nei palazzi del XVII-XVIII secolo e infine nelle ville e nei giardini pubblici moderni.

Cavallo – emblema di velocità ma anche di perseveranza; le immagini dei cavalli sono fra le più utilizzate nelle diverse forme di decorazione piana cinese (pittura, miniatura, ecc.), anche se non si tratta di una concezione autoctona cinese ma centrasiatica, da cui è stata largamente influenzata l’arte persiana e quella occidentale, inclusa quella romana (raffigurazioni e monumenti equestri di età tardo-repubblicana ed imperiale).

Cervo – collegato al concetto di immortalità, perché considerato in Cina l’unico animale che sa trovare il fungo magico dell’immortalità; per questo la personificazione divina della longevità viene raffigurata sempre associata ad un cervo (accanto ad esso o in groppa ad esso).

Cicala – rappresenta l’immortalità ovvero la vita dopo la morte e non ha alcun elemento di negatività come invece nelle favole europee.

Cipolla – rappresenta l’intelligenza, ma (simbologia poi assunta anche dal Sufismo islamico) in articolare nel suo aspetto esoterico, ossia collegata coi significati nascosti della realtà, a “svelare”.

Colomba – come nelle culture iraniche e islamiche (specie nelle correnti su fiche, maggiormente influenzate da concezioni estremo-orientali) la  colomba rappresenta contemporaneamente la fedeltà e la longevità: dal mondo persiano il simbolo è giunto al Medio Oriente e da qui all’Europa, attraverso la cultura greca ed il Cristianesimo primitivo.

Crisantemo – è il simbolo di una delle 4 stagioni, l’autunno (gli altri sono il pruno, il pavone e il loto); mentre in Occidente è  stato associato a morti e funerali, in Cina è simbolo di gaiezza, ma anche di longevità o lunga durata.

Dragone –  all’epoca Han è il simbolo imperiale cinese; gli Han avevano come blasone due draghi che lottano per possedere una perla ardente. E’ il simbolo che anche in Occidente si associa di più alla Cina, anche perché  molto usato nelle decorazioni tradizionali cinesi, specie delle seterie. Ha un rapporto stretto con la carpa e si ipotizza addirittura che ne sia una derivazione-evoluzione concettuale-iconografica; l’associazione col serpente che se ne fà in Occidente è invece del tutto arbitraria. E’ il primo e più potente dei 4 animali sovrannaturali (gli altri tre nell’ordine sono: fenice, liocorno  e tartaruga).

Fagiano  – se il dragone era il simbolo imperiale, l’autorità dell’imperatore era invece simboleggiata dal fagiano; ciò portò ad una separazione simbolica dell’“imperialità” (dragone) dalla “funzione statale” (fagiano), per cui nel tempo il fagiano divenne anche simbolo  di alte funzioni statali.

Farfalla  – simbolo di longevità, molo usato nelle decorazioni cinesi; con i fiori di pruno associa il concetto di bellezza a quello di longevità; con un gatto vuol dire “vivere fino a 70-80 anni”, che in antico era una speranza per molti irraggiungibile.

Fenice – questo uccello mitico è stato usato fin dall’antichità classica come simbolo in molte culture ma la sua origine iconografica è cinese, con apporti iranici-centrasiatici (collegati al culto del fuoco); è il secondo per importanza dei 4 animali sovrannaturali dopo il dragone. Simboleggia la bellezza ed è associato alla figura dell’imperatrice, ma anche ai concetti di pace e ordine, dato che appare solo se vi è pace e stabilità.

Gallo – il gallo in genere è simbolo di protezione contro la sfortuna e di successo in generale. Il gallo giovane (galletto) ha specificamente il ruolo di scacciare i fantasmi, all’alba, col suo canto e più in generale di proteggere dagli influssi astrali negativi.

Gatto – era sacro in Egitto, é diventato (specie ma non solo se nero) animale associato al demonio e quindi perseguitato nel Cristianesimo medievale europeo, mentre in Cina è sempre stato considerato protettore, in ragione della sua ottima vista, contro gli spiriti maligni (che lui vede e gli altri no); in particolare è associato alla seteria, in quanto protettore dei bachi da seta.

Gru – Una delle immagini più diffuse nelle decorazioni cinesi (e per influsso cinese-giapponese): è simbolo di immortalità perché creduta in antico dai Cinesi il corriere degli immortali in cielo, assieme alle nuvole, a cui spesso è associata nelle decorazioni; le gru erano considerate anche coloro che trasportavano in Cielo le anime dei defunti. Per estensione, la gru che vola in cielo rappresenta una elevazione di status dell’uomo.

Leone – Si tratta di uno dei simboli di forza e potenza  più diffuso nelle culture antiche e in genere associato alla regalità, eppure il leone cinese tradizionale ha un senso suo proprio. Infatti, innanzi tutto è rappresentato in genere in coppia (maschio e femmina), con la femmina associata ad un cucciolo (che talora le morde la lingua)  e il maschio associato ad una sfera su cui posa una zampa. L’insieme raffigura la forza sovrumana in termini non realistici (le teste dei leoni sono in genere del tipo “maschera”, con tratti poco leonini) proprio perché si riferisce alla forza di altra categoria da quella semplicemente fisica. Il maschio simboleggia in particolare il dominio cosmologico e normativo (la sfera è una perla che rappresenta la legge, ma anche l’uovo cosmico primigenio), la femmina il dominio sulla vita. Le coppie di leoni si situano all’ingresso delle case, per rafforzarne la protezione.

Loto  – rappresenta una delle 4 stagioni, è simbolo di fertilità e vita ed è assunto dal Buddismo fra gli “otto tesori”, oltre che essere rappresentato in una delle posizioni buddiste della meditazione.

Melograno – in Cina simbolizza tradizionalmente la fertilità (per i numerosi grani che contiene) e specificamente la nascita di molti figli maschi; è però anche simbolo iranico e mediorientale antichissimo e ovunque associato alla fertilità femminile; nell’Islam diventa anche simbolo della comunità dei credenti (la Umma) ed è attraverso i Musulmani che arriva in Occidente.

Orso – di questo simbolo importantissimo dei culti sciamanici siberiani è rimasto poco in Cina, dove comunque lo si usa per rappresentare l’uomo, mentre nei culti siberiani rappresentava l’antenato mitico dell’uomo.

Pavone – simbolo di regalità in Iran fin dalla più lontana antichità, in Cina, il suo significato é contiguo a questo e rappresenta una dignità collegata con lo status; dall’epoca Ming le sue piume erano usate per indicare il rango dei funzionari imperiali. E’ dalla cultura persiana che i pavoni arrivano in Europa come simbolo di regalità ed è attraverso la cultura islamica che i pavoni riappaiono (dopo aver già popolato i giardini della Roma antica) nelle ville e nelle regge europee tardo-medievali.

Peonia – il fiore più importante della simbologia cinese; rappresenta la bellezza e l’amore, l’affetto, ma anche la buona fortuna ed infine la primavera.

Perla – simboleggia la luna, di cui rappresenta l’essenza concreta (la “lacrima”) ed emblema di purezza e bellezza, ma anche della legge.

Pesca – frutto sacro, che dà l’elisir della vita per i Taoisti e più in generale frutto che rende tali gli immortali; la tradizione cinese afferma però che il pesco sacro che ha i frutti dotati di questo potere fiorisce solo una volta ogni 3.000 anni e impiega altri 3.000 anni a far maturare i frutti. E’ anche simbolo nuziale e di primavera.

Pescatore – mentre in Occidente nel Medioevo la società era considerata tripartita (guerrieri sacerdoti, contadini) secondo uno schema germanico, in Cina la società era basata su 4 “ruoli” tradizionali, tutte dotate di sacralità: il saggio (senza distinzioni tra figure cultuali e non),  il macellaio, il contadino e appunto il pescatore, che simboleggia la pazienza, la perseveranza, ed è in rapporto con la carpa.

Pipistrello  – rappresenta la buona fortuna e viene raffigurato capovolto per sottolineare che la buona fortuna é arrivata, secondo l’usanza cinese di capovolgere i simboli per evidenziare che un fenomeno é accaduto;  le “cinque benedizioni” tradizionali cinesi sono: longevità, ricchezza, salute,amore ed una morte naturale (ossia non violenta); esse sono rappresentate da 5 pipistrelli (wu fu). In Cina, quindi, il pipistrello non ha alcuno egli elementi simbolici negativi che possiede invece nell’Occidente cristiano, dove è associato alla morte, al demonio ed alle leggende dei vampiri.

Scimmia – protegge dagli spiriti maligni, ma ha un ruolo meno importante che nella simbologia indiana; la scimmia è spesso associata alla pesca, rubata nel giardino celeste.

Serpente – simbolo negativo da non confondere col dragone; rappresenta infatti il male; come tutti gli elementi della cultura cinese tradizionale, però, non ha solo connotazioni negative e se rappresenta anche l’inganno, simboleggia pure l’astuzia, se è elemento negativo, resta un animale dai poteri sovrannaturali, collegato al mondo sotterraneo come pure all’arte terapeutica (nella quale è usato), pur non avendo lo stesso valore che assume invece in molte culture africane ed in molti culti autoctonici diffusi anche nel Mediterraneo. E’ poco presente nelle decorazioni cinesi.

Tartaruga – è uno dei 4 animali sovrannaturali cinesi e rappresenta la longevità e l’immortalità; nella Cina antica era estremamente importante perché era con gusci di tartaruga che si esercitava una delle pratiche divinatorie, proprio a causa del carattere sovrannaturale dell’animale.

Tigre – rappresenta la forza ed il coraggio, in ambito militare.

Zucca  – rappresenta il microcosmo, contenente contemporaneamente il Cielo e la Terra; associata con il pipistrello e con il carattere shou si usa per augurare lunga vita.

 

 

 

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I motivi e disegni dei tavoli tibetani (di cui abbiamo parlato qualche “post” fa), sono diversi da quelli dei bauli pur avendo la stessa forma e, spesso, la stessa dimensione. Sui tavoli piccoli generalmente non ci sono bordure o cornici. L’area centrale è a volta decorata con motivi in rilievo scolpiti, piuttosto che con dipinti, anche se più sovente ritroviamo splendide decorazioni floreali.

Il fiore di loto che spesso compare come motivo centrale o di accompagnamento ad animali mitici o a simboli tradizionali, rappresenta il trono delle divinità Buddiste Indiane, il fiore sul quale poggiano o, secondo altre interpretazioni, nascono.

Queste ed altre decorazioni divennero piuttosto popolari in Tibet grazie all’acquisizione della cultura Buddhista proveniente sia dall’India che dai Paesi vicini dall’ottavo secono d.c. in poi.

 

 

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Come già visto nei post precedenti, spesso il pregio di un mobile tibetano risiede principlamente nelle sue decorazioni, veri e propri capolavori di pittura senza tempo che riempiono lettalmente ogni centimetro cubo della superficie disponibile.

Molti dei motivi tibetani hanno origine dalla loro stessa Tradizione religiosa e culturale, mentre altri sono stati direttamente “importati” da altre culture, come risultato dei traffici commerciali con i paesi vicini.

Molto sommariamente si possono dividere i motivi decorativi tibetani in tre categorie:

1 – I simboli religiosi come la ruota del Dharma, il loto, il vajira, il nodo eterno, il gioiello sovrastato da una corona a cinque fiamme. Il significato di ognuno di questi è variato nel corso del tempo, adattandosi alla religione dominante del momento. Il simbolo della ruota, ad esempio, era già presente nell’India pre-Buddhista, ma per i Buddhisti rappresenta il Buddha stesso e i suoi insegnamenti.

Alcuni di questi simboli hanno fatto parte della cultura tibetana per migliaia di anni, altri furono introdotti dagli artisti del Nepal, dell’India, del Kashmere che lavorarono a progetti artistici in Tibet come murales e dipinti all’interno e all’esterno dei templi, senza contare la simbologia introdotta dal Buddhismo tra il VII e il XII secolo.

2 – I disegni decorativi. In aggiunta a quelli simbolici, alcuni disegni hanno una funzione puramente decorativa. Rintracciare l’origine di questi disegni non è semplice; probabilmente i motivi vegetali stilizzati derivano dall’Asia e dall’Europa, anche se, in molti casi, le forme degli elementi rappresentati suggerisocno prototipi originali e specifici.

Alcuni artisti tibetani furono molto chiaramente ispirati dalle sete preziose e dalle porcellane che venivano importate. Dal XIV secolo ad adesso, la cultura Buddhista iniziò un periodo di declino a casua delle conquiste dei Mussulmani e per i cambiamenti climatici. A partire da questa epoca, l’influenza più evidente nelle stilizzazioni divenne quella dell’Impero Cinese e di quello Mongolo.

3 – Simboli di auspicio. In questa categoria rientrano i motivi che rappresentano i desideri di lunga vita, ricchezza e felicità, tradizionalmente intesi comunque come caratteristiche non tanto dipendenti dalle condizioni esterne quanto da stati interiori.

Esempi sono costituiti, ad esempio, da gruppi di cinque pipistrelli, simboli di buona fortuna. Il numero cinque stesso è considerato di buon auspicio e corrisponde alle cinque direzioni cardinali, ai cinque elementi e così via.

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Le piccole scrivanie utilizzate per la lettura dei testi sacri vengono definite in Tibet pegam.

Questi tavoli speciali venivano – e sono ancora – creati allo scopo di leggere e studiare i testi religiosi o per sorreggere oggetti rituali durante le cerimonie. Probabilmente l’uso dei pegam si è sviluppato quando vennero trascritti gli insegnamenti Buddhisti, rilegati tra due sottili lastre di legno e progettati in maniera tale da poter essere facilmente sfogliabili se poggiati su una superficie piatta.

Per questo motivo ritroviamo, in Tibet, diverse modalità di costruzione dei tavoli da preghiera. Alcuni pegam sono costituiti da un piccolo cabinet a due portine, altri hanno una cornice modellata nella parte posteriore, in maniera da impedire lo scivolamento del testo all’indietro, altri ancora sono semplici tavolini senza ripiani interni interni ma con cassettini laterali.

Piuttosto rari, perchè prodotti in minor numero, sono i pegam alti circa due volte quelli standard, troppo alti per poter essere utilizzati da seduti.

Generalmente questi pegam hanno intagli molto più ornamentali e decorazioni dipinte più elaborate.

Durante le cerimonie vengono usati dai monaci più anziani che siedono su sgabelli più alti di fronte all’altare, come simbolo del loro status elevato.

(Fonte: C. Buckley, Tibetan Furniture, Identifying, Appreciating, Collecting, Thames & Hudson, 2005)

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Il fascino dei tappeti orientali è determinato, insieme alla loro confortevolezza, dai disegni e dai decori che li caratterizzano. I motivi variopinti e complessi esercitano spesso un influsso magnetico sull’osservatore il quale, tuttavia, non dovrebbe accontentarsi del loro solo valore estetico, ma esplorarne i significati che essi veicolano.

I simboli rappresentati hanno sovente un’origine tradizionale antichissima, che si tramanda da generazioni a generazioni e che costituiscono veri e propri anelli portanti della cultura orientale.

Vediamo dunque, a partire da questo fino ai post che seguiranno, come fare ad interpretare correttamente questi simboli.

Consideriamo che l’iconografia classica del tappeto orientale poggia su culti pagani naturalistici e zoomorfi, per cui animali e piante assumono connotazioni magiche, propiziatorie o protettrici.

Le ricorrenti raffigurazioni degli uccelli, ad esempio, derivano dal Mazdeismo, la religione fondata da Zoroastro, secondo la quale gli uccelli stessi erano l’emblema di Ahura Mazda, il dio del Bene.

Aquila

Tra gli uccelli più rappresentativi troviamo l’aquila, emblema di potenza, forza e regalità. La sua immagine rappresenta la lotta – e la vittoria – contro gli spiriti maligni.

I suoi poteri sono ulteriormente accentuati nell’aquila bicipite, un disegno molto frequente nei tappeti caucasici. Il rapace acquista inoltre una funzione amuletica se porta nel becco una perla o dei pendenti a mezzaluna.

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