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Posts Tagged ‘tappeti’

Cari amici,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi il nostro magazzino a Moncalieri sarà aperto

Dal Martedì al Sabato: ore 9.00/13.00 – 15.00/19.00

La Domenica: ore 10.00/13.00 – 15.00/19.00

Lunedì chiuso

Per ulteriori informazioni, recapiti telefonici e indicazioni stradali, vi invitiamo a visitare la nostra pagina “dove siamo” sul nostro store online su questo link: http://www.tappetimarotta.com/dove-siamo

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Come noto un tempo i tappeti venivano annodati principalmente dalle popolazioni nomadi, tribù dedite alla pastorizia e alla produzione di manufatti artigianali. Grazie a questi popoli, che si spostavano con i greggi di capre e pecore e si dedicavano alla produzione di tappeti per tutto l’Oriente, abbiamo conosciuto, apprezzato e valorizzato l’arte dell’annodatura, diventata celebre e rinomata in tutto il mondo. Durante le loro soste, i nomadi si dedicavano alla tintura, un’operazione molto delicata che veniva relegata al lavoro degli uomini, mentre le donne si occupavano della tessitura fin dalla più tenera età.

Non_coloured_yarn_for_carpets-29847Il popolo orientale possiede un innato senso e passione per il colore (Oriente significa infatti “luce e colore”). Dopo aver usato per decenni le lane nei loro colori naturali, ovvero il bianco e il bruno in tutte le tonalità che la natura conferisce al vello di pecore, capre e cammelli, gli Orientali pensarono che il colore avrebbe dato ai tappeti lo stesso splendore delle ceramiche e delle stoffe. Con il passare degli anni la maggior parte delle formule primitive è andata perduta, ma conosciamo le antiche regole fondamentali di cui le tribù si servivano per le tinture:

– l’azzurro in tutte le gradazioni venivano ricavato dall’indaco;

– il rosso dalla coccinella, dalle ciliegie e dalla robbia tinctoria, una pianta assai comune in tutto l’Oriente dalle cui radici si estrae un colore rosso mattone dalle molte gradazioni;

– il giallo da vari arbusti, bacche, funghi e dalla curcuma e dallo zafferano;

– il rosso arancio scuro dall’hennè;

– il marrone dalla callonea, un tipo di quercia con una ghianda ricca di tannino, e dal mallo di noce.

Altri colori si ottenevano mescolando questi fondamentali.

Quando le invasioni mongoliche crearono scambi con la Cina, si giunse a conoscere un segreto, ormai perduto da anni, per colorare la seta: mescolare certe sostanze vegetali al nutrimento del baco, che di conseguenza produceva il filo colorato secondo la sostanza ingeritaa. Pur essendo pochi i colori ottenuti con quel metodo, erano sufficienti per creare dei veri capolaori di tecnica.

Yarn_for_carpets_is_coloured_in_large_colour_baths-29838L’elemento primo che influenza la gamma dei colori è l’acqua, variabile in conseguenza della durezza, della temperatura e delle condizioni atmosferiche. Il numero dei bagni che la lana subisce e l’esposizione al sole più o meno prolungata hanno un’influenza decisiva sulla tonalità dei colori, al punto che molte volte gli accostamenti più impensati e gradevoli sono solo il frutto del caso e della natura.

I segreti della tintura venivano custoditi e tramandati in famiglia. Questi procedimenti non davano sempre lo stesso risultato, soprattutto quando, esaurita la lana di un dato colore, per compiere il tappeto se ne doveva tingere di nuova. Ecco apparire nei tappeti delle strisce di diverso colore, i cosidetti “abrasc“, che non costituiscono difetti ma aggiungono il fascino dell’imprevisto e interrompono la monotonia monocroma della superficie lanosa.

0000394_Aniline alcool_300Dopo il 1870 le tinture sintetiche arrivarono anche alle popolazioni nomadi. Mentre la tintura vegetale conservava alla lana il suo lucido naturale, i primi colori a base di anilina glielo facevano perdere, danno che indusse il governo persiano nel 1903 a vietare l’entrata nel paese del colorante chimico. Tuttavia, data la facilità del contrabbando e del trasporto, il basso prezzo e la praticità dell’uso del colorante chimico, il divieto non ebbe risultato.

Ad oggi tuttavia non vi è più motivo di giudicare con sospetto le tinture all’anilina, molto progredite ormai tecnicamente e non non dannose per la salute. Resta comunque certo che i tappeti eseguiti precedentemente al 1870 danno garanzia assoluta di colori genuini e, in conseguenza, della loro originalità stilistica e artistica.

Tratto e parzialmente modificato da Tappeti d’Oriente – Come conoscerli, come sceglierli, ed. Sonzogno.

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I tappeti orientali di vero pregio si distinguono per i materiali impiegati. Che siano di nuova o di vecchia manifattura, il materiale deve essere naturale (in questo articolo vi abbiamo raccontato il perchè: https://tappetimarotta.wordpress.com/2010/10/02/si-ai-colori-ma-che-siano-naturali)

o.41803Tradizionalmente infatti la materia base impiegata per la tessitura dei tappeti è sempre stata la lana lucida, sottile e soffice della pecora orientale. Sterminate regioni, prive di qualsiasi industria, aspre e per la maggior parte aride, venivano sfruttate solo a pastorizia: greggi immensi, quasi sempre sorvegliati da pastori nomadi, fornivano la lana a tutte le comunità e tribu tessitrici. Nella Persia e nel Turkestan, ad esempio, viveva e vive tutt’ora un curioso tipo di pecora, dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l’animale concentra tutto il grasso nella groppa e nella coda, che prende la forma di una specie di fiocco pesante fino a 20 kg. Questa risorsa rappresenta per l’animale una preziosa riserva energetica che viene riassorbita dalla pecora stessa se il pascolo è arido, diversamente – visto che questa pecora ha un vello fluente e finissimo – viene tosata per produrre filati di straordinaria qualità.

Anche la lana di capra, lucida e resistente, viene usata in alcuni tappeti della Persia e dell’Asia centrale. Per alcuni esemplari, la cui esecuzione richiede particolare finezza, si usava e si usa ancora la lana di agnello, che rende assai morbida la superficie.

La lana di cammello è spesso adoperata dei nomadi del Turkestan, sola o mescolata con quella di pecora o di capra, anche per l’ordito e per la trama. La seta era  adoperata solo per i tappeti della corte di Persia, naturalmente in via eccezzionale e per soddisfare le esigenze di altissimi personaggi, tanto che per i tappeti tessuti in seta vengono chiamati “tappeti degli scià”. Con la trama e l’ordito anche in seta si raggiunse il massimo della finezza, che divenne ostentazione quando nella trama furono inseriti fili d’oro ed argento. Presso le popolazioni nomadi, che seguono tuttora il vecchio metodo, la tosatura della lana si fa generalmente in primavera avanzata, dopo aver sottoposto la bestia a un lavaggio presso fiumi, laghi o pozzi.

Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta al fiume o in grandi recipienti e quindi coscienziosamente schiacciata e messa ad asciugare all’aria. La filatura è effettuata con sistemi tradizionali e, a questo punto, la lana sarà pronta per passare alla tintura.

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Cari amici, oggi abbiamo il piacere di pubblicare una lettera/articolo che ci ha mandato una nostra cara cliente a proposito della nostra azienda, con espresso desiderio di pubblicarlo sul nostro blog. Oltre ad essere un onore per noi, è anche una vera gioia lasciare che sia chi ci conosce da tempo a descrivere la nostra realtà, quindi grazie mille a Carla Caudullo e buona lettura!

“Sono passati dieci anni e ancora ho il ricordo della prima volta che sono stata dalla ditta Marotta. Stavo cercando dei tappeti orientali a Torino e li desideravo belli, persiani originali, di valore, ma senza rischiare di spendere cifre esorbitanti. Mi sono trovata davanti ad una quantità di offerte incredibili che solo grazie ad un attento esame ho saputo valutare. Cercare un tappeto orientale in una grande città come Torino non è infatti una cosa semplice, ed ecco i principali ostacoli in cui mi sono imbattuta:

tappeti “finti”, come chiamo i tappeti eseguiti a macchina;

esemplari insipidi, senza carattere, uno identico all’altro;

tappeti dai colori troppo accesi per essere naturali e ben fissati (e ancora mi viene in mente la faccia di una mia amica dopo aver fatto lavare il suo tappeto Nain, diventato una macchia di colore informe per via della sbiaditura);

tappeti belli ma costosissimi, e non avendo voglia di aprire un mutuo per un tappeto del salotto, ho dovuto scartare le ipotesi proposte.

Mancavano poche settimane al trasferimento nel mio nuovo appartamento a Torino e ancora nulla. Parlando di questa difficoltà con una mia collega, trovai il suggerimento tanto atteso: “Ma perchè non vai da Marotta? Si trova a dieci minuti da Torino ed è facile da raggiungere. Non ti dico niente del loro magazzino: lo scoprirai da te!”

Sede Marotta srlHo cercato su internet il loro indirizzo preciso (all’epoca la ditta Marotta aveva solo un piccolo sito istituzionale di presentazione, oggi diventato uno store online all’avanguardia) e due giorni dopo ho organizzato la visita. Svoltata a destra all’indicazione di Strada Carpice mi sono ritrovata in un piccolo viale immerso nel verde, praticamente un’oasi! Ho scoperto dopo pochi minuti che i proprietari avevano anche un vivaio di piante e fiori e che all’epoca si dilettavano in quell’arte per impreziosire giardini ed aree verdi.

Una volta parcheggiato all’interno del cortile mi sono guardata attorno e ricordo di avere avuto l’impressione di trovarmi in un bazar orientale: fuori, appoggiati sulle pareti perimetrali, c’erano portali, colonne, basamenti in legno di provenienza chiaramente indiana, camini antichi europei ed enormi scaffali con porcellane di grandi dimensioni, il tutto intervallato da bandierine tibetane preghiera a decoro alla merce esposta.

Magazzino MarottaSull’uscio mi venne incontro il signor Bergoglio senior, all’epoca ultra-ottantenne e decisamente in forma, che con fare molto distinto ed elegante si presentò trattandomi con la gentilezza di chi accoglie un’ospite d’onore. Dopo il benvenuto gli spiegai il motivo della mia visita e che la ricerca di un tappeto orientale a Torino per me si era rivelata, fino a quel momento, infruttuosa. Sempre con il suo garbo di altri tempi, mi condusse in quello che chiamò il caveaux dei tappeti e sono rimasta senza fiato: pedane e pedane di splendidi tappeti tutti rigorosamente annodati a mano, persiani di ogni dimensione, passatoie, scendiletto, tappeti antichi, tappeti dai disegni moderni, tappeti originali anatolici, le pareti completamente tappezzate di esemplari particolari appesi come arazzi (e da qui l’idea di usare i tappeti anche come quadri, cosa che avrei messo in pratica da subito!). Insomma: un vero paradiso per chi ama i tappeti orientali!

Dato il mio stupore, il signor Bergoglio mi spiegò come fin dal principio della loro attività la sua mission e quella della sua famiglia fosse sempre stata quella di acquistare direttamente i tappeti nei luoghi di origine dove lui personalmente in passato, e al momento odierno il figlio, si recava nei posti più interessanti per trovare tappeti pregiati di ottima manifattura e scegliendoli uno ad uno dopo ore di trattative sotto il sole del deserto o nelle capanne delle popolazioni nomadi più famose per l’arte manifatturiera.

A breve ci raggiunse il figlio, Cesare Bergoglio jr e attualmente titolare della ditta, che tra un cliente e l’altro trovò il tempo di presentarsi e contribuire a darmi informazioni che mi potessero essere utili per la scelta. Ad aiutarlo i gentilissimi Sabbir e Abbas, due dei collaboratori della Marotta srl di provenienza orientale “doc” (indiano uno e pakistano l’altro), esperti restauratori di ogni genere di tappeto.

Magazzino MarottaLa scelta del mio tappeto ha richiesto diverso tempo, ma questa volta solo per via della vastissima scelta proposta, tutta di altissima qualità. Cesare Bergoglio jr, che in seguito è diventato il mio punto di riferimento per i miei acquisti, mi ha accompagnata al piano superiore del magazzino. Più lo visitavo e più il posto mi sembrava enorme! Dopo la rampa di scale mi trovai nuovamente di fronte ad uno spettacolo che non mi sarei mai aspettata: una distesa intera di mobili etnici di ogni provenienza, forma o utilizzo. Si spaziava dai mobiletti tibetani a colonna ai tavoli da salotto, dagli armadi kabinet mongoli alle consolle dalle forme essenziali tipiche della Cina antica, un vero tripudio per gli occhi e per l’anima.

Dopo quella mia prima visita, inaugurata con un magnifico tappeto persiano Sarouk, ce ne sono state molte altre. Da Marotta mi sono sempre rivolta sia per altri tappeti orientali (non ho potuto fare a meno di un Samarcanda usato come arazzo, ad una passatoia uzbeca per il mio corridoio e a due splendidi scendiletto cinesi in tinta con i miei tendaggi) che per i mobili, rinnovati nel tempo in armonia con il rinnovo di stile della mia casa di Torino. Non ultimo, il servizio di lavaggio dei tappeti: ogni due anni circa prenoto il ritiro e la riconsegna per i miei tappeti, sicura di un lavaggio qualificato e senza sorprese…

Insomma, a tutti coloro che cercano dei tappeti orientali a Torino non posso che offrire il mio personale suggerimento, proprio come quello dato precedente a me: passate da Marotta! Oltre ad una scelta inimmaginabile, troverete una cortesia davvero rara, offerte tutto l’anno e la massima trasparenza. Grazie Cesare Bergoglio e grazie a tutti i dipendenti della ditta Marotta!”

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RollUp di partecipazione all'asta di beneficienza Fondazione Crescere Insieme dell'Ospedale Sant'Anna di Torino

RollUp di partecipazione all’asta di beneficienza Fondazione Crescere Insieme dell’Ospedale Sant’Anna di Torino

Marotta parteciperà all’asta della

FONDAZIONE CRESCERE INSIEME

all’Ospedale Sant’Anna Onlus di Torino

Martedì 10 Giugno 2014 al Moncalieri Golf Club, Strada delle Vallere 20.


La Fondazione è impegnata da anni nell’ampliamento del Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino ed ha come obiettivo quello di realizzare una struttura più grande e tecnologicamente ancora più avanzata. In particolare, grazie a:


– La ristrutturazione e l’ampliamento del Reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva dell’ospedale;


– L’aggiornamento continuo di tutte le attrezzature necessarie;


– La formazione continua e l’armonizzazione di quanti lavorano nel reparto;


– La familiarizzazione delle cure.


– Lo studio scientifico nel campo della Neonatologia.

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Cari amici, vi presentiamo oggi un bel vademecum sui simboli della Tradizione Cinese, molto utile per la scelta e la comprensione dei messaggi presenti su porcellane, sculture o tappeti. La fonte dell’articolo, scritto da Silvio Marconi, è tratta da Associna. Le immagini provengono invece dal nostro punto vendita di Moncalieri (TO).

Gli Italiani sono a contatto con le decorazioni cinesi o di origine cinese assai più di quanto non credano e molte di esse sono entrate già nel corso della Storia a far parte dell’universo decorativo che si considera “italiano”.

Generalmente, però, gli Italiani e in larga misura anche i Cinesi di seconda generazione (e perfino quelli di prima generazione, se il loro livello culturale d’origine non è alto) non conoscono il senso dei simboli che sono contenuti in quelle decorazioni e che invece costituisce parte importante sia della cultura cinese in genere, sia del contributo che essa ha dato e dà ad altre culture e potrebbe costituire anche una base  significativa per la valorizzazione (identitaria, culturale, sociale e perfino economica) degli elementi immateriali (storico-culturali) di molte classi di prodotti offerti nei negozi e nei ristoranti cinesi in Italia, contribuendo anche alla crescita dell’attenzione dei clienti italiani per tali prodotti ed a quella stessa dei pezzi.

Pertanto, anche per favorire la sopra-citata valorizzazione (che ha implicazioni interculturali rilevanti), traggo alcune informazioni sui significati di alcuni simboli decorativi cinesi più comuni dal sito in Francese :
http://www.chine-informations.com/mods/dossiers/symboles-dans-decoration-chinoise_1902.html, integrandole con alcuni commenti e notizie storico-antropologiche.

Anatra – rappresenta la fedeltà coniugale; era utilizzata molto, per questo, in coppie nella decorazione delle porcellane cinesi del XIV secolo blu e bianche; va rilevato che quelle porcellane sono state la base da cui (inizialmente cercando di copiarle e contraffarle…) sono nate tutte le manifatture di porcellana o simil-porcellana (come il bone China inglese) dell’Occidente, in particolare quelle tedesche, inglesi, olandesi.

Bambù – rappresenta la longevità e viene spesso associato nelle decorazioni con i pini ed i pruni (ciliegi selvatici).

Carpa – rappresenta il successo in affari ed è spesso associata al dragone, sulla base di un’espressione cinese antica che indicava l’uomo di alto status sociale come “Carpa che salta oltre la porta del dragone”, è usata oggi per augurare prosperità, successo e un buon futuro in genere. Dalla carpa discende la simbologia dei pesci in genere (in particolare rossi o dorati, essendo i colori oro e rosso simbolo di felicità, prosperità, buona fortuna in Cina), che si estende dalla ricchezza alla buona sorte, all’augurio di un nuovo anno e, infine, in coppie, alla felicità coniugale. La presenza di carpe ed altri pesci decorativi (rossi o dorati) nei bacini e nelle fontane dei palazzi cinesi è una tradizione antichissima. Diffusasi poi in Persia e da qui nella Roma imperiale e rilanciata in Occidente nelle ville rinascimentali, nei palazzi del XVII-XVIII secolo e infine nelle ville e nei giardini pubblici moderni.

Cavallo – emblema di velocità ma anche di perseveranza; le immagini dei cavalli sono fra le più utilizzate nelle diverse forme di decorazione piana cinese (pittura, miniatura, ecc.), anche se non si tratta di una concezione autoctona cinese ma centrasiatica, da cui è stata largamente influenzata l’arte persiana e quella occidentale, inclusa quella romana (raffigurazioni e monumenti equestri di età tardo-repubblicana ed imperiale).

Cervo – collegato al concetto di immortalità, perché considerato in Cina l’unico animale che sa trovare il fungo magico dell’immortalità; per questo la personificazione divina della longevità viene raffigurata sempre associata ad un cervo (accanto ad esso o in groppa ad esso).

Cicala – rappresenta l’immortalità ovvero la vita dopo la morte e non ha alcun elemento di negatività come invece nelle favole europee.

Cipolla – rappresenta l’intelligenza, ma (simbologia poi assunta anche dal Sufismo islamico) in articolare nel suo aspetto esoterico, ossia collegata coi significati nascosti della realtà, a “svelare”.

Colomba – come nelle culture iraniche e islamiche (specie nelle correnti su fiche, maggiormente influenzate da concezioni estremo-orientali) la  colomba rappresenta contemporaneamente la fedeltà e la longevità: dal mondo persiano il simbolo è giunto al Medio Oriente e da qui all’Europa, attraverso la cultura greca ed il Cristianesimo primitivo.

Crisantemo – è il simbolo di una delle 4 stagioni, l’autunno (gli altri sono il pruno, il pavone e il loto); mentre in Occidente è  stato associato a morti e funerali, in Cina è simbolo di gaiezza, ma anche di longevità o lunga durata.

Dragone –  all’epoca Han è il simbolo imperiale cinese; gli Han avevano come blasone due draghi che lottano per possedere una perla ardente. E’ il simbolo che anche in Occidente si associa di più alla Cina, anche perché  molto usato nelle decorazioni tradizionali cinesi, specie delle seterie. Ha un rapporto stretto con la carpa e si ipotizza addirittura che ne sia una derivazione-evoluzione concettuale-iconografica; l’associazione col serpente che se ne fà in Occidente è invece del tutto arbitraria. E’ il primo e più potente dei 4 animali sovrannaturali (gli altri tre nell’ordine sono: fenice, liocorno  e tartaruga).

Fagiano  – se il dragone era il simbolo imperiale, l’autorità dell’imperatore era invece simboleggiata dal fagiano; ciò portò ad una separazione simbolica dell’“imperialità” (dragone) dalla “funzione statale” (fagiano), per cui nel tempo il fagiano divenne anche simbolo  di alte funzioni statali.

Farfalla  – simbolo di longevità, molo usato nelle decorazioni cinesi; con i fiori di pruno associa il concetto di bellezza a quello di longevità; con un gatto vuol dire “vivere fino a 70-80 anni”, che in antico era una speranza per molti irraggiungibile.

Fenice – questo uccello mitico è stato usato fin dall’antichità classica come simbolo in molte culture ma la sua origine iconografica è cinese, con apporti iranici-centrasiatici (collegati al culto del fuoco); è il secondo per importanza dei 4 animali sovrannaturali dopo il dragone. Simboleggia la bellezza ed è associato alla figura dell’imperatrice, ma anche ai concetti di pace e ordine, dato che appare solo se vi è pace e stabilità.

Gallo – il gallo in genere è simbolo di protezione contro la sfortuna e di successo in generale. Il gallo giovane (galletto) ha specificamente il ruolo di scacciare i fantasmi, all’alba, col suo canto e più in generale di proteggere dagli influssi astrali negativi.

Gatto – era sacro in Egitto, é diventato (specie ma non solo se nero) animale associato al demonio e quindi perseguitato nel Cristianesimo medievale europeo, mentre in Cina è sempre stato considerato protettore, in ragione della sua ottima vista, contro gli spiriti maligni (che lui vede e gli altri no); in particolare è associato alla seteria, in quanto protettore dei bachi da seta.

Gru – Una delle immagini più diffuse nelle decorazioni cinesi (e per influsso cinese-giapponese): è simbolo di immortalità perché creduta in antico dai Cinesi il corriere degli immortali in cielo, assieme alle nuvole, a cui spesso è associata nelle decorazioni; le gru erano considerate anche coloro che trasportavano in Cielo le anime dei defunti. Per estensione, la gru che vola in cielo rappresenta una elevazione di status dell’uomo.

Leone – Si tratta di uno dei simboli di forza e potenza  più diffuso nelle culture antiche e in genere associato alla regalità, eppure il leone cinese tradizionale ha un senso suo proprio. Infatti, innanzi tutto è rappresentato in genere in coppia (maschio e femmina), con la femmina associata ad un cucciolo (che talora le morde la lingua)  e il maschio associato ad una sfera su cui posa una zampa. L’insieme raffigura la forza sovrumana in termini non realistici (le teste dei leoni sono in genere del tipo “maschera”, con tratti poco leonini) proprio perché si riferisce alla forza di altra categoria da quella semplicemente fisica. Il maschio simboleggia in particolare il dominio cosmologico e normativo (la sfera è una perla che rappresenta la legge, ma anche l’uovo cosmico primigenio), la femmina il dominio sulla vita. Le coppie di leoni si situano all’ingresso delle case, per rafforzarne la protezione.

Loto  – rappresenta una delle 4 stagioni, è simbolo di fertilità e vita ed è assunto dal Buddismo fra gli “otto tesori”, oltre che essere rappresentato in una delle posizioni buddiste della meditazione.

Melograno – in Cina simbolizza tradizionalmente la fertilità (per i numerosi grani che contiene) e specificamente la nascita di molti figli maschi; è però anche simbolo iranico e mediorientale antichissimo e ovunque associato alla fertilità femminile; nell’Islam diventa anche simbolo della comunità dei credenti (la Umma) ed è attraverso i Musulmani che arriva in Occidente.

Orso – di questo simbolo importantissimo dei culti sciamanici siberiani è rimasto poco in Cina, dove comunque lo si usa per rappresentare l’uomo, mentre nei culti siberiani rappresentava l’antenato mitico dell’uomo.

Pavone – simbolo di regalità in Iran fin dalla più lontana antichità, in Cina, il suo significato é contiguo a questo e rappresenta una dignità collegata con lo status; dall’epoca Ming le sue piume erano usate per indicare il rango dei funzionari imperiali. E’ dalla cultura persiana che i pavoni arrivano in Europa come simbolo di regalità ed è attraverso la cultura islamica che i pavoni riappaiono (dopo aver già popolato i giardini della Roma antica) nelle ville e nelle regge europee tardo-medievali.

Peonia – il fiore più importante della simbologia cinese; rappresenta la bellezza e l’amore, l’affetto, ma anche la buona fortuna ed infine la primavera.

Perla – simboleggia la luna, di cui rappresenta l’essenza concreta (la “lacrima”) ed emblema di purezza e bellezza, ma anche della legge.

Pesca – frutto sacro, che dà l’elisir della vita per i Taoisti e più in generale frutto che rende tali gli immortali; la tradizione cinese afferma però che il pesco sacro che ha i frutti dotati di questo potere fiorisce solo una volta ogni 3.000 anni e impiega altri 3.000 anni a far maturare i frutti. E’ anche simbolo nuziale e di primavera.

Pescatore – mentre in Occidente nel Medioevo la società era considerata tripartita (guerrieri sacerdoti, contadini) secondo uno schema germanico, in Cina la società era basata su 4 “ruoli” tradizionali, tutte dotate di sacralità: il saggio (senza distinzioni tra figure cultuali e non),  il macellaio, il contadino e appunto il pescatore, che simboleggia la pazienza, la perseveranza, ed è in rapporto con la carpa.

Pipistrello  – rappresenta la buona fortuna e viene raffigurato capovolto per sottolineare che la buona fortuna é arrivata, secondo l’usanza cinese di capovolgere i simboli per evidenziare che un fenomeno é accaduto;  le “cinque benedizioni” tradizionali cinesi sono: longevità, ricchezza, salute,amore ed una morte naturale (ossia non violenta); esse sono rappresentate da 5 pipistrelli (wu fu). In Cina, quindi, il pipistrello non ha alcuno egli elementi simbolici negativi che possiede invece nell’Occidente cristiano, dove è associato alla morte, al demonio ed alle leggende dei vampiri.

Scimmia – protegge dagli spiriti maligni, ma ha un ruolo meno importante che nella simbologia indiana; la scimmia è spesso associata alla pesca, rubata nel giardino celeste.

Serpente – simbolo negativo da non confondere col dragone; rappresenta infatti il male; come tutti gli elementi della cultura cinese tradizionale, però, non ha solo connotazioni negative e se rappresenta anche l’inganno, simboleggia pure l’astuzia, se è elemento negativo, resta un animale dai poteri sovrannaturali, collegato al mondo sotterraneo come pure all’arte terapeutica (nella quale è usato), pur non avendo lo stesso valore che assume invece in molte culture africane ed in molti culti autoctonici diffusi anche nel Mediterraneo. E’ poco presente nelle decorazioni cinesi.

Tartaruga – è uno dei 4 animali sovrannaturali cinesi e rappresenta la longevità e l’immortalità; nella Cina antica era estremamente importante perché era con gusci di tartaruga che si esercitava una delle pratiche divinatorie, proprio a causa del carattere sovrannaturale dell’animale.

Tigre – rappresenta la forza ed il coraggio, in ambito militare.

Zucca  – rappresenta il microcosmo, contenente contemporaneamente il Cielo e la Terra; associata con il pipistrello e con il carattere shou si usa per augurare lunga vita.

 

 

 

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La città di Hereke (o Herekè) si trova a circa 60 Km ad est di Istanbul ed è nota per la produzione di straordinari tappeti in seta. Nell’800 infatti proprio ad Herekè fu fondata una manifattura di corte per tessuti fini che nel tempo fu ampliata grazie al reclutamento di tessitori di Ghiordes, Manisa e Sivas.

Se in un primo tempo la produzione era indirizzata solamente al sultano, successivamente essa si ampliò grazie all’apertura alla commercializzazione di una parte degli esemplari qui prodotti.

La tradizione vuole che ad Herekè si tessano tappeti extrafini, soprattutto realizzati con la seta importata dall’Anatolia occidentale. Gli esemplari antichi sono molto ricercati e spesso sono firmati con un contrassegno intessuto nel tappeto che varia a seconda dell’anno di produzione.

Lo stile degli Herekè è caratterizzato dai disegni tradizionali dei tappeti ottomani antichi e dall’arte figurativa persiana, riuscendo ad ottenere un insieme di elegante effetto scenografico reso acora più imponente dalle ampie bordure fittamente decorate.

I colori, anticamente come ai giorni nostri, presentano una tonalità molto armoniosa di stampo persiano, con una fitta profusione di giallo e oro brillante.

Occorre prestare molta attenzione alle imitazioni turche o cinesi: sovente questi esemplari sono realizzati con una buona annodatura ma con scadenti materiali sintetici. Naturalmente non è questo il caso delle nostre importazioni, scelte accuratamente grazie all’esperienza di tre generazioni!

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