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Posts Tagged ‘tappeti’

I tappeti preghiera caucasici sono solitamente di piccole dimensioni e rispecchiano le caratteristiche tipiche del luogo di provenienza. Per questo motivo sono molto apprezzati dagli amatori dei tappeti e dai collezionisti.

Ogni tappeto preghiera possiede un disegno direzionale per poter essere orientato verso la Mecca, alla quale ogni musulmano credente si rivolge durante le cinque preghiere quotidiane. Normalmente, il tappeto è utilizzato in casa o nelle moschee.

A differenza dell’Iran e dell’Anatolia in cui la cuspide che sormonta la Mihrab – o campo della preghiera – presenta una grande varietà di profili, nel Caucaso questa è molto uniforme ed assume quasi sempre una forma pentagonale, che ricorda una tenda.

Spesso nella cuspide viene posto un piccolo contrassegno indicante la posizione della pietra della preghiera – un piccolo mattone ornamentale decorato proveniente da un famoso luogo di pellegrinaggio, o anche una normalissima pietra che il credente si porta in tasca.

Nella cuspide si nota sovente il simbolo del pettine, che esprime la purezza esteriore e, in senso figurato, quella interiore. Altrettanto spesso ritroviamo sui tappeti preghiera due mani ai due lati della cuspide che, probabilmente, rappresentano le mani di Fatima, la figlia predeiletta del profeta.

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Il fascino dei tappeti orientali è determinato, insieme alla loro confortevolezza, dai disegni e dai decori che li caratterizzano. I motivi variopinti e complessi esercitano spesso un influsso magnetico sull’osservatore il quale, tuttavia, non dovrebbe accontentarsi del loro solo valore estetico, ma esplorarne i significati che essi veicolano.

I simboli rappresentati hanno sovente un’origine tradizionale antichissima, che si tramanda da generazioni a generazioni e che costituiscono veri e propri anelli portanti della cultura orientale.

Vediamo dunque, a partire da questo fino ai post che seguiranno, come fare ad interpretare correttamente questi simboli.

Consideriamo che l’iconografia classica del tappeto orientale poggia su culti pagani naturalistici e zoomorfi, per cui animali e piante assumono connotazioni magiche, propiziatorie o protettrici.

Le ricorrenti raffigurazioni degli uccelli, ad esempio, derivano dal Mazdeismo, la religione fondata da Zoroastro, secondo la quale gli uccelli stessi erano l’emblema di Ahura Mazda, il dio del Bene.

Aquila

Tra gli uccelli più rappresentativi troviamo l’aquila, emblema di potenza, forza e regalità. La sua immagine rappresenta la lotta – e la vittoria – contro gli spiriti maligni.

I suoi poteri sono ulteriormente accentuati nell’aquila bicipite, un disegno molto frequente nei tappeti caucasici. Il rapace acquista inoltre una funzione amuletica se porta nel becco una perla o dei pendenti a mezzaluna.

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Ad oggi, tutti conosciamo la bellezza e la classe di un tappeto orientale, utilizzato principalmente per abbellire la nostra casa e donarle un tocco di calore, luce e confortevolezza. Presso molti paesi orientali, tuttavia, il tappeto oltre ad avere queste valenze è inoltre arricchito di complessi messaggi e valori simbolici, che nella loro interezza raccontano la storia dei popoli che li hanno creati.

Presso le popolazioni nomadiche, da cui ha avuto origine l’arte dell’annodatura, il tappeto è da sempre un oggetto d’uso indispensabile: i tessuti così prodotti venivano utilizzati sia per la vera e propria costruzione delle tende, sia per la creazione di tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana, come sacche, stuoie e selle.

Sul vello, i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti sgnificativi della loro storia, oltre che motivi creativi volti a celebrare e ad esaltare la natura.

La successiva diffusione dell’islamismo conferì al tappeto orientale un valore simbolico religioso, sia nei decori che nelle funzioni pratiche. Tutti sappiamo infatti che i tappeti “preghiera”, vengono così chiamati in quanto utilizzati per le preghiere rituali coraniche rivolte verso la Mecca. L’influenza della mistica islamica, che reca il divieto di riprodurre immagini sacre, ha causato lo sviluppo della realizzazione astratta dei decori e il simbolismo spesso criptico e complesso.

Per questi motivi, i tappeti sono strettamente legati alla vita e alla spiritualità dei popoli che li producono. Presso alcune popolazioni iraniane, ad esempio, il rito di fidanzamento di una coppia è sancito da una dote costituita da diversi tappeti, come simbolo della base sulla quale costruire una famiglia.

Presso alcuni gruppi turcomanni invece, l’esecuzione di un tappeto viene interrotta se muore un congiunto, e lasciato per sempre incompiuto come segno del triste evento.

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A causa del calpestio giornaliero o di piccoli incidenti domestici, i tappeti possono sviluppare, nel tempo, alcune zone particolarmente delicate che dovrebbero essere recuperate e rinforzate nel più breve tempo possibile.

In caso di usura, di trame sfibrate, buchi, frange rovinate o bordi seghettati, prima del restauro è necessario comunque far lavare comunque il tappeto, che recupererà così la brillantezza dei toni e offrirà un criterio realistico per il suo recupero.

Nel caso in cui i tappeti presentino strappi o altri tipi di danni, sarebbe necessario farli restaurare il prima possibile per non peggiorare il loro stato. Le bordure e le frange possono essere rinforzate grazie ad una cucitura visibile solo dal rovescio o del tutto invisibile.

Nel caso in cui il tappeto presenti dei buchi (magati causati dai nostri amici animali), il restauratore esperto dovrà per prima cosa ripulire il contorno, rimuovendo i nodi allentati e tagliando i fili pendenti. Il materiale con cui si eseguirà l’operazione andrà esaminato in maniera tale da risultare uguale o molto simile all’originale.

Per restaurare un tappeto, dapprima si sostituice l’ordito distrutto, poi si fissa il tappeto a un telaio di lego e, una volta tesa la parte da restaurare, si dà inizio alla riannodatura, conformemente alla tipologia e all’origine del tappeto.

Concludiamo con un’ultima osservazione: il proprietario del tappeto non dovrebbe lasciarsi mai indurre ad “aggiustare” da sè il proprio tappeto rovinato. Un tappeto, se vuole essere conservato e riparato, deve essere sempre affidato alle mani di un esperto che, grazie al suo mestiere, sa curare ogni esemplare in quanto oggetto d’uso e, nello stesso tempo, opera d’arte unica. A presto!

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Nonostante la grande diffusione di colori sintetici per colorare le lane, ancora oggi i più prestigiosi produttori di tappeti orientali si avvalgono dell’uso di tinte derivate dal mondo minerale e vegetale. Ma come si possono ottenere dei colori così intensi e brillanti? Innanzi tutto il rosso, uno dei colori più diffusi ed utilizzati, è sovente ricavato dalla radice della Robbia, mentre il rosa si ricava dal legno del Brazilwood. Dai petali del Cathamus tinctorius invece, si ottiene un particolare rosso dalle sfumature cangianti in oro, molto apprezzato e ricercato per la tintura della seta.

Il blu viene estratto dalla radice di Indigofera tinctoria, mentre il giallo dalla curcuma o dalle galle di quercia. Le bucce del melograno producono invece un giallo tenue che, unito al rosso, diventa un luminoso arancione, colore che spesso possiamo ritrovare nei persiani di grande pregio.

Un giallo molto aranciato, usato poco per via del suo prezzo altissimo, è quello ottenuto dal polline dello zafferano. Il beige è il colore naturale delle lane di ottima qualità, altrimenti può essere prodotto grazie alla macerazione delle foglie di castagno, dai malli di noce e dalle cortecce delle querce.

Il verde non è molto usato perchè è una tinta considerata sacra, mentre il marrone viene estratto dalle noci e dai malli delle castagne.

Perchè sono preferibili i colori naturali? Certamente perchè non tendono a sbiadire con il tempo e alla luce, poi perchè non perdono la luminosità con il lavaggio e, inoltre, perchè non induriscono i tessuti.

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I tappeti orientali si contraddistinguono per colori e disegni di così rara bellezza da indurre alcuni intenditori ad utilizzarli come arazzi da appendere sulle pareti.

L’aubusson che vediamo a lato è già nato con questa finalità, tuttavia la stessa cosa può essere fatta con ogni esemplare.

Nel caso in cui si appenda un tappeto come arazzo, si raccomanda di cucirgli sul rovescio una fettuccia di stoffa larga quanto basta per formare un passante, nel quale si infilerà per intero il bastone che a sua volta verrà fissato sulla parete. Un lavoro perfetto, in questo caso, può essere richiesto dai restauratori professionisti e dai laboratori nati con queste finalità.

Il tappeto appeso alla parete deve essere posto in maniera tale che la direzione del pelo guardi verso il basso, in modo che la polvere non si raccolga molto sulla sua superficie liscia.

Un tappeto sulle pareti può arricchire e scaldare qualsiasi ambiente. Periodicamente però, nonostante non sia sottoposto a calpestio, non dimenticate di farlo lavare e ritrovare nel tempo la sua originaria bellezza.

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Una delle conoscenze più appassionanti è quella del riconoscimento dei tappeti orientali. Iniziamo dunque con quelli anatolici.

Innanzi tutto i motivi e i disegni anatolici possono essere correttamente interpretati solo sulla base della conoscenza dei fatti storici e religiosi. La povertà dei disegni, a partire dal XVI secolo, è dovuta al fatto che i commenti del Corano vietassero di raffigurare uomini, animali e qualsiasi altro essere vivente. Benchè il Corano non prescrivesse direttamente tale regola.

La vera e propria presenza dei versi del Corano e di altri testi religiosi possono ritrovarsi negli esemplari persiani del periodo safavide, anche se negli anatolici del XIX e del XX secolo, volutamente ispirati ai modelli persiani, si ritrovano a tratti.

I gruppi produttori dei Tekke si trovavano in diverse regioni del Turkmenistan, di cui erano la tribù più grande e importante. I tappeti presentano spesso i “gol“, ovvero i motivi semigeometrici allineati tra loro come nell’immagine qui riportata.. Le tinte e le lane utilizzate sono di prima qualità.

I tappeti attribuiti ai gruppi tribali Yomut presentano solitamente un fondo rosso scuro con un fitto disegno modulare del campo. Talvolta i quattro campi della classica suddivisione Hachlu sono decorati da disegni precisi disposti su file. Notoriamente, sia la trama che l’ordito sono in lana di pecora.

I tappeti Karabag invece sono fioriti grazie a particolari vicissitudini storiche che hanno posto le basi per una tradizione di produzione di tappeti raffinati e preziosi. Generalmente, la semplicità decorativa d’insieme è bilanciata da una policromia vastissima e vivace.

La città di Qom (o Kum o Ghom), da cui i noti tappeti,  si trova ai margini del grande deserto di sale Dasht-i-Kavir, a circa 150 km da Teheran. I tappeti qui prodotti preferiscono solitamente i colori naturali in azzurro chiaro, molto bianco e avorio e tonalità chiare del rosso. I tappeti di seta hanno i contorni o gli ornamenti in toni dorati, fino alla broccatura in oro. Questi esemplari sono noti per la loro fine annodatura e per la robustezza, qualità che armonizza al massimo la funzionalità con la bellezza decorativa.

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