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Posts Tagged ‘tappeto’

I tappeti orientali sono oggetti preziosi che, diversamente dalla maggior parte dei complementi di arredo, mantengono il loro valore nel tempo sempre che si assicuri loro una buona manutenzione. Può capitare che un tappeto si laceri o, addirittura, si tagli. Pensiamo ad esempio al passaggio dei nostri amici a quattro zampe, o allo sfregamento ripetuto di un oggetto o di un mobile proprio sulle lane.

Cosa fare in questi casi? Per preservare il vostro tappeto da danni ulteriori cimentandosi con pericolose iniziative “fai-da-te”, occorre rivolgersi ad un laboratorio di restauro specializzato come il nostro.

I restauratori esperti infatti sanno riconoscere il tipo di lana che occorre per la riparazione, sanno innestarla, riescono a trovare i colori originali, fino all’ottenimento di un risultato che riporta il tappeto al suo antico splendore.

Non ci credete? Date un’occhiata alle due immagini sottostanti allora, uno degli ultimi lavori del nostro laboratorio 😉

Per informazioni sul ritiro, i tempi e i costi, chiama ora lo 011.6467427 o visita la pagina http://www.tappetimarotta.com/lavaggio-restauro-tappeti

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Buongiorno a tutti amici del blog. Oggi vi presentiamo una delle nostre ultime sfide, quella del restauro di un tappeto non solo usurato ma addirittura con tutta la parte superiore mancante. Il cliente si chiedeva se non fosse il caso di buttarlo via, ma noi gli abbiamo consigliato di portare avanti l’idea del restauro, consapevoli dei miracoli che può apportare.

Ecco dunque come si presentava questo piccolo tappeto antico quando ci è stato portato: la parte superiore decisamente smembrata e i bordi sfilacciati, tutti da rifare.

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Il tappeto è stato lavato, dopodichè sono state innestate le lane pronte per essere lavorate. Nel passaggio 2 e 3 potete vedere il tappeto dopo la lavatura e l’innesto.

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Le lane sono state poi finemente lavorate e rasate, i bordi rifatti, le imperfezioni corrette. Ed ecco il risultato finale nell’immagine 4.

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Per ogni sfida, contattateci! Chiamando il numero 011..6467427 o passando direttamente nel nostro magazzino di Moncalieri (TO), troveremo insieme la soluzione più adatta.

RESTAURO

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01164Il termine “tappeto orientale” è la definizione generica con cui si indicano tutti i tappeti annodati a mano, termine dovuto alla loro origine asiatica (come abbiamo messo in luce in questo articolo sulla loro origine storica). Tuttavia l’enorme estensione della zona produttrice, la varietà di tecniche, stili e materiali impiegati impongono classifiche particolari che spesso sfuggono a chi non è un intenditore e a chi si approccia per la prima volta al prezioso e misterioso mondo della tessitura orientale.

A colpire gli occhi e il sentimento di chi ama i tappeti orientali è proprio il forte richiamo storico e culturale che sanno evocare. Spesso per gli Occidentali il tappeto viene generalmente considerato una copertura e un ornamento dei pavimenti e vengono prediletti i tessuti naturali per il confort, la resa dei colori e la durata, ma per gli Orientali esso rappresenta l’unico vero arredamento della casa, sia per la persona ricca che per quella indigente.

Nelle grandi sale da ricevimento (o talar) i tappeti, oltre che ornare il suolo, fungono da divani, cuscini, arazzi, portiere. Stesi sulla soglia danno il benvenuto a chi entra nella casa mentre nella camera da letto sovente rappresenta il giaciglio su cui ci si stende di notte per poi arrotolarlo di giorno.

Fondamentale inoltre è la funzione religiosa del tappeto: si pensi solamente al preciso uso del tappeto da preghiera, che da qualcuno è stato definito “un credo a colori“. Tappeti rari e preziosi si trovano in tutti i templi e presso tutte le religioni. Nell’antico Egitto essi costituivano la decorazione murale delle tombe e venivano stesi a terra per farvi giacere il toro sacro.

Prima di Maometto ornavano la Kaaba (l’edificio sacro al centro della grande Moschea della Mecca, considerato la dimora di Dio sulla terra) e durante l’era maomettana (570-632 d.c.) le moschee e i minareti ne erano letteralmente ricoperti.

Tappeti preziosi non sono mai mancati neppure nei templi buddhisti e nelle cattedrali cristiane. Basti pensare che su un antico tappeto persiamo, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, è stato scritto: “Hanno filato la sua trama con filo dell’anima”…

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Cari amici, ecco la seconda parte della sintesi della storia e della geografia dei tappeti orientali tratto da Persepolis. Un fascino davvero senza tempo.

Pazyryk: La storia del tappeto ha inizio

Il più antico esemplare di tappeto fu ritrovato nel 1947 al confine tra la Siberia e la Mongolia, sui monti Altai, precisamente nella valle di Pazyryk, dalla quale prese il nome, in un tumulo “kurgan” apparternuto ad un capo sciita, interamente racchiuso nel ghiaccio e quindi per questo, quasi perfettamente conservato. Completamente in lana e con motivi raffiguranti una teoria di cavalieri e alci, questo esemplare è databile intorno al V secolo a.C. e, dato il luogo del ritrovamento, fa ritenere che in origine l’uso del tappeto si sia sviluppato nella zona del Turkestan, dalla quale, in seguito alle migrazioni, si sarebbe diffuso verso ovest in Persia, Caucaso e Anatolia, verso est in Cina e, più tardi, verso sud in India.

E’ oggi conservato al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e misura cm 200 x 183 ed è composto da 360.000 nodi di tipo turkibaft per metro quadrato. Il disegno è composto da un campo centrale e da una bordura divisa in due cornici principali delimitate da tre cornici secondarie. La cornice principale esterna, a fondo rosso, è decorata da una processione di cavalieri (sette per ogni lato proprio come la tradizione sciita, che erano soliti inumare sette cavalli per ogni capo morto), alcuni dei quali procedono in sella mentre altri marciano di fianco al loro cavallo bianco. Nella cornice principale interna, a fondo chiaro, si muovono ventiquattro alci rossi e gialli in direzione contraria ai cavalieri. Le cornici che delimitano la bordura presentano dei quadrati con all’interno un grifone. Il motivo floreale della cornice che separa la marcia dei cavalieri dal pascolo di alci ricorda la croce di sant’Andrea. Il campo centrale è diviso in ventiquattro quadrati a fondo rosso, con un disegno a forma di croce le cui estremità terminano con un fiore stilizzato. Una piccola cornice formata da piccoli quadratini colorati decorano ognuno dei ventiquattro quadrati.

Nonostante sia stato rinvenuto a migliaia di chilometri dalla Persia, secondo Rudenko, uno dei due studiosi Russi che scoprirono il manufatto, il tappeto è probabilmente di origine persiana, magari frutto della dinastia achemenide. Altri invece, ritengono che il tappeto fu eseguito avvalendosi del contributo dell’evoluta civiltà degli Urartei, fiorita in area armena. Presso tale popolo, infatti, la tessitura era quanto mai evoluta, come confermano sia gli scritti dello storico e geografo greco Strabone sia il rinvenimento di telai e frammenti di manufatti. Inoltre proprio nel regno di Urartu si usava estrarre il colore porpora dalla cocciniglia, tinta che compare con abbondanza nel tappeto di Pazyryk.

Lo stesso Rudenko, alcuni anni dopo il ritrovamento del tappeto di Pazyryk, rinvenne, in un tumulo a Basadar (200 chilometri ad occidente dai cinque kurgan di Pazyryk), i resti di un tappeto annodato ancora più finemente del Pazyryk (circa 700.000 nodi per metro quadrato). Questa scoperta dovrebbe quindi dimostrare come le popolazioni altaiche, già nel V secolo a.C., utilizzassero i tappeti e fossero addirittura in grado di annodarne.

Tra Storia e Leggenda: Il tappeto di Cosroe

Il grande sviluppo della lavorazione del tappeto avvenne nell’antica Persia e durante il regno di Ciro (sec. V A. C.) si realizzarono i primi tappeti tessuti con fili d’oro e d’argento; il culmine si raggiunge nell’epoca dei Sasanidi (225-600 d.C.).
Fonti storiche e letterarie infatti, narrano che nel palazzo di Ctesifonte, capitale dell’antica Persia sasanide, il re Cosroe, che detenne il potere dal 531 al 579 d.C, possedeva uno splendido e prezioso tappeto, di oltre 1600 Mq (si narra che fosse di 25 x 65 metri) tessuto con fili d’oro e decorato da pietre preziose. Questo capolavoro andò purtroppo perduto quando gli Arabi, nel 634 d.C, invasero e conquistarono la Persia. La sua bellezza doveva essere davvero senza pari: un tripudio di disegni e di colori, tutti utilizzati per esaltare la suprema armonia della natura.
Secondo una leggenda, infatti, fu tessuto per consolare il sovrano, amante della caccia e della vita all’aria aperta, nelle tristi giornate d’inverno.
Riproduceva boschi, ruscelli e prati popolati da animali di ogni specie e ravvivati da variopinti fiori. Ammirandolo il re placava il suo animo, che nella stagione fredda diventava crudele, e ritornava tollerante verso i suoi sudditi.

 

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Cari amici di Marotta Tappeti, oggi vi proponiamo la prima parte di una splendida sintesi della storia e della geografia dei tappeti orientali tratto da Persepolis. Le immagini provengono invece dal nostro punto vendita di Moncalieri (TO).

L’arte del tessuto sembra sia stata praticata da antichissime popolazioni indiane trasmessa poi agli assiri. Agli egiziani si deve l’invenzione e diffusione del telaio, modesta ai suoi inizi, limitata come era nelle lane usate con tinte naturali: bianche, brune, castane, nere e grigie. L’arte del tappeto diviene l’affermazione della civiltà quando al tessuto si poté dare varietà e carattere attraverso la fantasia del disegno e le varietà del colore, evoluzione che si realizzò nei tempi remoti. Dagli affreschi della necropoli di Tarquinia e di Settecamini presso Orvieto, si può affermare che gli etruschi conoscevano già l’uso del tappeto orientale, naturalmente come oggetto di gran lusso.

Di fronte alla scarsità di reperti e manufatti antichi, dobbiamo necessariamente riferirci alle testimonianze degli storici, dei poeti, dei pittori e degli scultori per sapere che il tappeto faceva parte della vita quotidiana di antiche civiltà scomparse.

Per esempio, pile di tappeti sono raffigurati su dei vasi greci, mentre nello Yucatan si sono ritrovati dei bassorilievi che raffigurano personaggi intenti a tessere. Durante gli scavi nell’antica Tebe fu rinvenuto un piccolo tappeto annodato, blu e bianco, con motivi geroglifici che risalirebbe al IV secolo A.C..

Eschilo nel suo “Agamennone” fa camminare l’eroe su tappeti color porpora mentre Omero, nel IX secolo A.C., parla già di tappeti di grande valore e anche l’Antico Testamento, nei libri di Samuele e di Ezechiele, ne fa riferimento come di oggetti che si usava scambiare e commerciare tra i popoli e i regnanti dell’antica Tiro e di Israele.

I cronisti dell’epoca ci lasciarono gli inventari dei favolosi bottini conquistati dai Persiani e dai Greci nel corso delle loro guerre, e i tappeti sono compresi fra gli oggetti più preziosi.

Lo splendore dei tappeti antichi è testimoniato anche da altre fonti letterarie, tra cui il Milione di Marco Polo, nel quale il viaggiatore veneziano esalta la suprema bellezza di alcuni manufatti annodati che ornavano le regge turche.

Dai testi antichi comunque, si ha quasi sempre solo una panoramica più che altro “economica” del valore dei tappeti e quasi mai informazioni dettagliate sulle tecniche usate: lo stesso Eschilo ad esempio, ci informa che con un Kg. di argento si pagava un Kg. di tappeto e che in media, 1 mq. pesava circa 4 Kg.; Metello Scipione cita i tappeti di Babilonia, e ne parla come di oggetti che avevano un costo stratosferico, mentre lo stesso Nerone, si narra che avrebbe pagato cifre enormi per un esemplare.

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Il tappeto orientale è da sempre simbolo intramontabile di precisione, perizia e arte. Il vello di un tappeto infatti – ovvero ciò che noi guardiamo ed apprezziamo della sua superficie – è composto da infiniti nodi studiati e ritorti a mano. I nodi propriamente detti sono piccoli pezzi di filato – cotone, lana, seta etc. – annodati a distanza regolare tra loro sui fili verticali o ordito.

L’esemplare più antico di cui abbiamo testimonianza di quest’arte finissima è il Pazyryk, IV-V secolo a.C., che ha una densità di ben 3600 nodi per ogni decimentro quadrato (vedi immagine di lato).

Perchè scegliere dunque un tappeto annodato a mano e non uno realizzato a macchina? I fattori sono diversi. Innanzi tutto quelli annodati a mano non solo conservano il loro valore nel tempo, ma addiritura ne acquisiscono maggiormente con gli anni. Inoltre i nodi stretti manualmente sono compattati e forti, mentre quelli a macchina, non potendo essere così resistenti, sovente sono tenuti insieme da colle o silicone. Il materiale utilizzato nei primi è, la maggior parte delle volte, naturale, mentre nel secondo caso possiamo ritrovare facilmente filamenti acrilici.

Qualche curiosità: i nodi più conosciuti sono il nodo turco simmetrico, o Ghiordes, e il nodo persiano asimmetrico o Senneh, usato nelle tessiture di Hereke, Kayseri, Bandidarma e simili. Per avere un’idea dello straordinario lavoro dell’annodatura, possiamo pensare al fatto che alcuni tappeti Hereke in seta di recente realizzazione arrivano ad avere fino a 67.600 nodi per decimentro quadrato.

Come intuitivo, i tappeti vengono annodati a mano servendosi di appositi telai. I telai verticali sno costruiti con pali dritti di legno sui quali poggia un’asse trasversale superiore – chiamata subbio d’ordito – e una inferiore – o subbio del tessuto –  sulle quali si tendono i fili colorati dell’ordito.

Di seguito troverete un breve filmato per avere un’idea di come tutto questo venga realizzato:

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La città di Hereke (o Herekè) si trova a circa 60 Km ad est di Istanbul ed è nota per la produzione di straordinari tappeti in seta. Nell’800 infatti proprio ad Herekè fu fondata una manifattura di corte per tessuti fini che nel tempo fu ampliata grazie al reclutamento di tessitori di Ghiordes, Manisa e Sivas.

Se in un primo tempo la produzione era indirizzata solamente al sultano, successivamente essa si ampliò grazie all’apertura alla commercializzazione di una parte degli esemplari qui prodotti.

La tradizione vuole che ad Herekè si tessano tappeti extrafini, soprattutto realizzati con la seta importata dall’Anatolia occidentale. Gli esemplari antichi sono molto ricercati e spesso sono firmati con un contrassegno intessuto nel tappeto che varia a seconda dell’anno di produzione.

Lo stile degli Herekè è caratterizzato dai disegni tradizionali dei tappeti ottomani antichi e dall’arte figurativa persiana, riuscendo ad ottenere un insieme di elegante effetto scenografico reso acora più imponente dalle ampie bordure fittamente decorate.

I colori, anticamente come ai giorni nostri, presentano una tonalità molto armoniosa di stampo persiano, con una fitta profusione di giallo e oro brillante.

Occorre prestare molta attenzione alle imitazioni turche o cinesi: sovente questi esemplari sono realizzati con una buona annodatura ma con scadenti materiali sintetici. Naturalmente non è questo il caso delle nostre importazioni, scelte accuratamente grazie all’esperienza di tre generazioni!

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