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Posts Tagged ‘tintura’

Come noto un tempo i tappeti venivano annodati principalmente dalle popolazioni nomadi, tribù dedite alla pastorizia e alla produzione di manufatti artigianali. Grazie a questi popoli, che si spostavano con i greggi di capre e pecore e si dedicavano alla produzione di tappeti per tutto l’Oriente, abbiamo conosciuto, apprezzato e valorizzato l’arte dell’annodatura, diventata celebre e rinomata in tutto il mondo. Durante le loro soste, i nomadi si dedicavano alla tintura, un’operazione molto delicata che veniva relegata al lavoro degli uomini, mentre le donne si occupavano della tessitura fin dalla più tenera età.

Non_coloured_yarn_for_carpets-29847Il popolo orientale possiede un innato senso e passione per il colore (Oriente significa infatti “luce e colore”). Dopo aver usato per decenni le lane nei loro colori naturali, ovvero il bianco e il bruno in tutte le tonalità che la natura conferisce al vello di pecore, capre e cammelli, gli Orientali pensarono che il colore avrebbe dato ai tappeti lo stesso splendore delle ceramiche e delle stoffe. Con il passare degli anni la maggior parte delle formule primitive è andata perduta, ma conosciamo le antiche regole fondamentali di cui le tribù si servivano per le tinture:

– l’azzurro in tutte le gradazioni venivano ricavato dall’indaco;

– il rosso dalla coccinella, dalle ciliegie e dalla robbia tinctoria, una pianta assai comune in tutto l’Oriente dalle cui radici si estrae un colore rosso mattone dalle molte gradazioni;

– il giallo da vari arbusti, bacche, funghi e dalla curcuma e dallo zafferano;

– il rosso arancio scuro dall’hennè;

– il marrone dalla callonea, un tipo di quercia con una ghianda ricca di tannino, e dal mallo di noce.

Altri colori si ottenevano mescolando questi fondamentali.

Quando le invasioni mongoliche crearono scambi con la Cina, si giunse a conoscere un segreto, ormai perduto da anni, per colorare la seta: mescolare certe sostanze vegetali al nutrimento del baco, che di conseguenza produceva il filo colorato secondo la sostanza ingeritaa. Pur essendo pochi i colori ottenuti con quel metodo, erano sufficienti per creare dei veri capolaori di tecnica.

Yarn_for_carpets_is_coloured_in_large_colour_baths-29838L’elemento primo che influenza la gamma dei colori è l’acqua, variabile in conseguenza della durezza, della temperatura e delle condizioni atmosferiche. Il numero dei bagni che la lana subisce e l’esposizione al sole più o meno prolungata hanno un’influenza decisiva sulla tonalità dei colori, al punto che molte volte gli accostamenti più impensati e gradevoli sono solo il frutto del caso e della natura.

I segreti della tintura venivano custoditi e tramandati in famiglia. Questi procedimenti non davano sempre lo stesso risultato, soprattutto quando, esaurita la lana di un dato colore, per compiere il tappeto se ne doveva tingere di nuova. Ecco apparire nei tappeti delle strisce di diverso colore, i cosidetti “abrasc“, che non costituiscono difetti ma aggiungono il fascino dell’imprevisto e interrompono la monotonia monocroma della superficie lanosa.

0000394_Aniline alcool_300Dopo il 1870 le tinture sintetiche arrivarono anche alle popolazioni nomadi. Mentre la tintura vegetale conservava alla lana il suo lucido naturale, i primi colori a base di anilina glielo facevano perdere, danno che indusse il governo persiano nel 1903 a vietare l’entrata nel paese del colorante chimico. Tuttavia, data la facilità del contrabbando e del trasporto, il basso prezzo e la praticità dell’uso del colorante chimico, il divieto non ebbe risultato.

Ad oggi tuttavia non vi è più motivo di giudicare con sospetto le tinture all’anilina, molto progredite ormai tecnicamente e non non dannose per la salute. Resta comunque certo che i tappeti eseguiti precedentemente al 1870 danno garanzia assoluta di colori genuini e, in conseguenza, della loro originalità stilistica e artistica.

Tratto e parzialmente modificato da Tappeti d’Oriente – Come conoscerli, come sceglierli, ed. Sonzogno.

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I tappeti orientali di vero pregio si distinguono per i materiali impiegati. Che siano di nuova o di vecchia manifattura, il materiale deve essere naturale (in questo articolo vi abbiamo raccontato il perchè: https://tappetimarotta.wordpress.com/2010/10/02/si-ai-colori-ma-che-siano-naturali)

o.41803Tradizionalmente infatti la materia base impiegata per la tessitura dei tappeti è sempre stata la lana lucida, sottile e soffice della pecora orientale. Sterminate regioni, prive di qualsiasi industria, aspre e per la maggior parte aride, venivano sfruttate solo a pastorizia: greggi immensi, quasi sempre sorvegliati da pastori nomadi, fornivano la lana a tutte le comunità e tribu tessitrici. Nella Persia e nel Turkestan, ad esempio, viveva e vive tutt’ora un curioso tipo di pecora, dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l’animale concentra tutto il grasso nella groppa e nella coda, che prende la forma di una specie di fiocco pesante fino a 20 kg. Questa risorsa rappresenta per l’animale una preziosa riserva energetica che viene riassorbita dalla pecora stessa se il pascolo è arido, diversamente – visto che questa pecora ha un vello fluente e finissimo – viene tosata per produrre filati di straordinaria qualità.

Anche la lana di capra, lucida e resistente, viene usata in alcuni tappeti della Persia e dell’Asia centrale. Per alcuni esemplari, la cui esecuzione richiede particolare finezza, si usava e si usa ancora la lana di agnello, che rende assai morbida la superficie.

La lana di cammello è spesso adoperata dei nomadi del Turkestan, sola o mescolata con quella di pecora o di capra, anche per l’ordito e per la trama. La seta era  adoperata solo per i tappeti della corte di Persia, naturalmente in via eccezzionale e per soddisfare le esigenze di altissimi personaggi, tanto che per i tappeti tessuti in seta vengono chiamati “tappeti degli scià”. Con la trama e l’ordito anche in seta si raggiunse il massimo della finezza, che divenne ostentazione quando nella trama furono inseriti fili d’oro ed argento. Presso le popolazioni nomadi, che seguono tuttora il vecchio metodo, la tosatura della lana si fa generalmente in primavera avanzata, dopo aver sottoposto la bestia a un lavaggio presso fiumi, laghi o pozzi.

Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta al fiume o in grandi recipienti e quindi coscienziosamente schiacciata e messa ad asciugare all’aria. La filatura è effettuata con sistemi tradizionali e, a questo punto, la lana sarà pronta per passare alla tintura.

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