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Il tappeto orientale è da sempre simbolo intramontabile di precisione, perizia e arte. Il vello di un tappeto infatti – ovvero ciò che noi guardiamo ed apprezziamo della sua superficie – è composto da infiniti nodi studiati e ritorti a mano. I nodi propriamente detti sono piccoli pezzi di filato – cotone, lana, seta etc. – annodati a distanza regolare tra loro sui fili verticali o ordito.

L’esemplare più antico di cui abbiamo testimonianza di quest’arte finissima è il Pazyryk, IV-V secolo a.C., che ha una densità di ben 3600 nodi per ogni decimentro quadrato (vedi immagine di lato).

Perchè scegliere dunque un tappeto annodato a mano e non uno realizzato a macchina? I fattori sono diversi. Innanzi tutto quelli annodati a mano non solo conservano il loro valore nel tempo, ma addiritura ne acquisiscono maggiormente con gli anni. Inoltre i nodi stretti manualmente sono compattati e forti, mentre quelli a macchina, non potendo essere così resistenti, sovente sono tenuti insieme da colle o silicone. Il materiale utilizzato nei primi è, la maggior parte delle volte, naturale, mentre nel secondo caso possiamo ritrovare facilmente filamenti acrilici.

Qualche curiosità: i nodi più conosciuti sono il nodo turco simmetrico, o Ghiordes, e il nodo persiano asimmetrico o Senneh, usato nelle tessiture di Hereke, Kayseri, Bandidarma e simili. Per avere un’idea dello straordinario lavoro dell’annodatura, possiamo pensare al fatto che alcuni tappeti Hereke in seta di recente realizzazione arrivano ad avere fino a 67.600 nodi per decimentro quadrato.

Come intuitivo, i tappeti vengono annodati a mano servendosi di appositi telai. I telai verticali sno costruiti con pali dritti di legno sui quali poggia un’asse trasversale superiore – chiamata subbio d’ordito – e una inferiore – o subbio del tessuto –  sulle quali si tendono i fili colorati dell’ordito.

Di seguito troverete un breve filmato per avere un’idea di come tutto questo venga realizzato:

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A causa del calpestio giornaliero o di piccoli incidenti domestici, i tappeti possono sviluppare, nel tempo, alcune zone particolarmente delicate che dovrebbero essere recuperate e rinforzate nel più breve tempo possibile.

In caso di usura, di trame sfibrate, buchi, frange rovinate o bordi seghettati, prima del restauro è necessario comunque far lavare comunque il tappeto, che recupererà così la brillantezza dei toni e offrirà un criterio realistico per il suo recupero.

Nel caso in cui i tappeti presentino strappi o altri tipi di danni, sarebbe necessario farli restaurare il prima possibile per non peggiorare il loro stato. Le bordure e le frange possono essere rinforzate grazie ad una cucitura visibile solo dal rovescio o del tutto invisibile.

Nel caso in cui il tappeto presenti dei buchi (magati causati dai nostri amici animali), il restauratore esperto dovrà per prima cosa ripulire il contorno, rimuovendo i nodi allentati e tagliando i fili pendenti. Il materiale con cui si eseguirà l’operazione andrà esaminato in maniera tale da risultare uguale o molto simile all’originale.

Per restaurare un tappeto, dapprima si sostituice l’ordito distrutto, poi si fissa il tappeto a un telaio di lego e, una volta tesa la parte da restaurare, si dà inizio alla riannodatura, conformemente alla tipologia e all’origine del tappeto.

Concludiamo con un’ultima osservazione: il proprietario del tappeto non dovrebbe lasciarsi mai indurre ad “aggiustare” da sè il proprio tappeto rovinato. Un tappeto, se vuole essere conservato e riparato, deve essere sempre affidato alle mani di un esperto che, grazie al suo mestiere, sa curare ogni esemplare in quanto oggetto d’uso e, nello stesso tempo, opera d’arte unica. A presto!

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