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Posts Tagged ‘turcomanni’

Ad oggi, tutti conosciamo la bellezza e la classe di un tappeto orientale, utilizzato principalmente per abbellire la nostra casa e donarle un tocco di calore, luce e confortevolezza. Presso molti paesi orientali, tuttavia, il tappeto oltre ad avere queste valenze è inoltre arricchito di complessi messaggi e valori simbolici, che nella loro interezza raccontano la storia dei popoli che li hanno creati.

Presso le popolazioni nomadiche, da cui ha avuto origine l’arte dell’annodatura, il tappeto è da sempre un oggetto d’uso indispensabile: i tessuti così prodotti venivano utilizzati sia per la vera e propria costruzione delle tende, sia per la creazione di tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana, come sacche, stuoie e selle.

Sul vello, i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti sgnificativi della loro storia, oltre che motivi creativi volti a celebrare e ad esaltare la natura.

La successiva diffusione dell’islamismo conferì al tappeto orientale un valore simbolico religioso, sia nei decori che nelle funzioni pratiche. Tutti sappiamo infatti che i tappeti “preghiera”, vengono così chiamati in quanto utilizzati per le preghiere rituali coraniche rivolte verso la Mecca. L’influenza della mistica islamica, che reca il divieto di riprodurre immagini sacre, ha causato lo sviluppo della realizzazione astratta dei decori e il simbolismo spesso criptico e complesso.

Per questi motivi, i tappeti sono strettamente legati alla vita e alla spiritualità dei popoli che li producono. Presso alcune popolazioni iraniane, ad esempio, il rito di fidanzamento di una coppia è sancito da una dote costituita da diversi tappeti, come simbolo della base sulla quale costruire una famiglia.

Presso alcuni gruppi turcomanni invece, l’esecuzione di un tappeto viene interrotta se muore un congiunto, e lasciato per sempre incompiuto come segno del triste evento.

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Innanzi tutto, i Turchi e i Turcomanni rappresentano due popoli distinti, provenienti da due diverse zone geografiche derivate tuttavia da un unico gruppo etnico. Entrambe le popolazioni sono celebri tessitrici di tappeti. Normalmente i tappeti Turchi vengono identificati con quelli Anatolici, mentre quelli Turcomanni vengono classificati per gruppi tribali.

I tappeti anatolici sono creati principalmente con la lana. La Turchia infatti conta su oltre 50 milioni di pecore, godendo quindi di una grande quantità di materia prima. La lana dei tappeti in questione è di qualità; quella scadente – ovvero quella ottenuta dalla tosatura di animali morti – non è mai stata usata per la loro produzione, come d’altronde nemmeno per il resto dei tappeti orientali.

La differenza fra le lane dei tappeti anatolici dipendono da fattori diversi, come la razza delle pecore, l’allevamento, l’età e la stagione di tosatura. Generalmente la tosatura primaverile offre una lana migliore ed il suo colore naturale varia dall’avorio al marrone scuro.

In Anatolia, come in tutto l’Oriente, si usa per per la produzione dei tappeti la lana di razze di pecore incrociate. La lana presenta diverse qualità, ad esempio non ha reazioni elettrostatiche, è difficilmente infiammabile ed è meno soggetta a sporcarsi. Inoltre, protegge bene dal caldo e dal freddo e prende benissimo il colore.

Fino alla seconda metà del XIX secolo, per la coloritura delle lane dei tappeti anatolici, si usavano esclusivamente tinture provenienti da piante, minerali e insetti. L’introduzione dei colori sintentici presentò per alcuni tessitori degli svantaggi nel giro di pochi anni: alcuni stingevano e scolorivano, altri divennero sensibili alla luce e in poco tempo persero tono, passando addirittura dal rosso porpora al beige. Ecco svelato il motivo per cui diventa essenziale, in un tappeto, essere stato creato con con colori naturali!

Tra i più noti tappeti turchi troviamo le seguenti categorie: Ushak, Pergamo, Kozak, Ushak, Hereke, Kilim, Konia, Yuruk, Sivas, mentre i Turcomanni si dividono in tappeti dei Salor, dei Tekke, degli Yomut, degli Arabaci, dei Chodoro e del gruppo Ersari.

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